La lite finita nel sangue tra familiari in via Fiorenzuola ieri ha avuto un nuovo capitolo giudiziario. Il padre 50enne è stato arrestato per la terza volta dal quel 19 giugno 2024 quando per la prima volta vennero strette le manette ai suoi polsi. L’accusa è di aver violato l’ordine del giudice di non avvicinarsi alla casa familiare, che si trova nel cuore di via Fiorenzuola a non molta distanza dall’ospedale Bufalini.
Dai giorni di quella lite finita a coltellate e lanci di pietre infatti, l’uomo è dotato di braccialetto elettronico perché non deve avvicinarsi alla casa dove ancora vivono l’ex compagna e i suoi figli. A vedere l’ex marito a poca distanza dall’abitazione è stata la moglie. Lui era in strada e parlava con un’altra persona. Sono state chiamate le forze dell’ordine e l’uomo è stato subito ammanettato. Era a 350 metri dall’edificio.
Il passato
Molti ricorderanno i fatti da cui tutto ha avuto origine. Alle 14 circa di un mercoledì di inizio estate, i clienti di un bar della zona e tutti i passanti assistettero a una scena shock in strada. Persone che si inseguivano lanciandosi pietre e colpendosi con coltelli di grosse dimensioni. L’ambulanza trasportò in ospedale con serie ferite al volto un 25enne, figliastro dell’arrestato. Il 50enne finì in carcere ma sul momento anche i due figliastri che avevano partecipato alla rissa sanguinosa vennero arrestati e posti ai domiciliari in attesa dei futuri processi.
La prima condanna
La lite in casa era scattata perché il 50enne, saldatore, non riusciva a riposare dopo il turno di lavoro. Riteneva che i figliastri appositamente facessero confusione ai piani alti di casa per disturbarne il riposo. Per quell’episodio di sangue l’operaio è nel frattempo stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione, che non avendo appellato, per effetto della riforma Cartabia si sono concretizzati in una pena finale di 3 anni e 7 mesi di reclusione.
Successivamente era stato ammanettato in un’altra occasione perché scoperto troppo vicino alla casa familiare dalla quale per ordine del giudice deve tenersi lontano: 4 furono in quel caso i mesi di pena comminati.
In cella
Ieri dopo le manette di due giorni fa, il 50enne è tornato di nuovo in aula davanti al giudice Andrea Priore (pm Marina Tambini). Difeso dall’avvocato Silvia Scaini ha visto convalidato l’arresto. Per lui è stata decisa, per il pericolo di reiterazione del reato, la custodia in cella. Dove attenderà il rito direttissimo previsto per il mese di ottobre.