Santarcangelo, Compravendita immobiliare da incubo: denunciati proprietaria e ingegnere

Una compravendita immobiliare che prometteva il fascino di abitare in una dimora storica si è trasformata in un incubo giudiziario, approdando ora davanti al Tribunale di Rimini.

Al centro della vicenda c’è un’unità abitativa ricavata da una porzione del “Palazzo Ganganelli” a Santarcangelo, edificio del XVII secolo noto per essere la casa natale di Papa Clemente XIV.

Per questa operazione, la proprietaria dell’immobile e un ingegnere sono stati citati a giudizio con l’accusa di truffa in concorso.

Il nodo della conformità

L’immobile, nello specifico, costituisce una porzione di fabbricato che, come emerso dalla documentazione tecnica, corrispondeva originariamente alla parte anteriore delle antiche cantine del palazzo, convertita in seguito in unità residenziale. Secondo quanto denunciato, i due indagati avrebbero indotto in errore l’acquirente durante le trattative e la conclusione del contratto, finalizzato nel febbraio 2022 per un valore di 230mila euro. Il fulcro della contestazione risiederebbe nella dichiarazione di conformità urbanistica e catastale che, ad avviso della parte offesa, sarebbe stata strumentalizzata per occultare vizi strutturali e difformità edilizie; aspetti che, se noti, avrebbero precluso la conclusione dell’accordo.

«La condotta posta in essere ha tradito ogni legittimo affidamento della mia assistita - dichiara l’avvocato Alessandro Sarti, legale di parte civile -. Si è fatto pieno affidamento sulla certificazione di conformità redatta da un professionista, presupponendo che la documentazione tecnica attestasse una regolarità che, nei fatti, si è rivelata inesistente. Una volta emerso il quadro reale, caratterizzato da difformità non dichiarate, abbiamo riscontrato l’assenza di qualsiasi volontà risarcitoria da parte degli indagati, i quali hanno costantemente minimizzato la gravità dei vizi emersi, rendendo necessario il ricorso alla sede penale per la tutela dei diritti della mia assistita».

Presunte irregolarità

Il quadro delle criticità è emerso a seguito di un’approfondita perizia tecnica disposta dalla stessa parte offesa dopo l’acquisto. Gli accertamenti avrebbero rilevato difformità significative: l’unità presentava infiltrazioni d’acqua nei muri perimetrali, mancanza di sottofondazioni e divergenze nelle altezze dei vani rispetto agli elaborati grafici ufficiali, oltre alla presenza di strutture non censite. Secondo le conclusioni del tecnico incaricato dall’acquirente, l’appartamento risulterebbe attualmente privo dei requisiti igienico-sanitari minimi necessari per ottenere la dichiarazione di agibilità.

Verso l’udienza

Dalla difesa della proprietaria, rappresentata dall’avvocato Luca Greco, giunge una lettura differente della vicenda. Il legale chiarisce che la sua assistita ha operato in totale buona fede, non possedendo le competenze tecniche per verificare autonomamente la correttezza della relazione redatta dal professionista incaricato. Il difensore sottolinea come l’imputata si sia affidata alla consulenza tecnica di settore, senza alcuna volontà di trarre in inganno la controparte, e sostiene che le irregolarità tecniche riscontrate non siano tali da compromettere la fruibilità e l’idoneità dell’unità immobiliare.

Sulla posizione del tecnico, l’avvocato Alberto Pellizzari del foro di Vicenza che assiste l’ingegnere, ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito. Il Tribunale di Rimini ha fissato l’udienza predibattimentale ad inizio ottobre, momento in cui verranno vagliate le eventuali responsabilità della vicenda.

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