Abbandonati in un sacco di plastica dentro un bidone dell’immondizia da cui proveniva un miagolio sempre più flebile mentre la colonnina di mercurio s’impennava fino ai 40 gradi. Sono stati ritrovati così domenica scorsa due micini appena nati: sporchi, disidratati, in preda al terrore e accaldati.
È questo il desolante spettacolo che si è palesato ai veterinari, allertati da alcune segnalazioni, e giunti nei pressi del parcheggio dell’Ospedale di Stato. A fare la differenza, stavolta, sono stati i cittadini che hanno telefonato alla Centrale operativa interforze mettendo in moto la macchina dei soccorsi, che ha provveduto a chiamare anche il Servizio veterinario di Stato.
Ora i gattini sono al sicuro ma attraversano una fase delicata della loro esistenza costellata da interrogativi che scalzano le certezze di quella normalità che è stata loro negata. Dovranno essere allattati da una balia umana e per loro inizierà una lotta quotidiana. Prime, fragilissime giornate, appese a un filo sottile.
Contromisure
Intanto l’Apas non fa sconti e presenterà denuncia per abbandono di animali, ai sensi dell’articolo 323 ter del Codice penale sammarinese, che prevede anche la pena della prigionia di primo grado da 3 mesi a un anno, oltre a una multa non inferiore a 4mila euro.
Ma, al netto della battaglia in punta di diritto, resta sospesa una domanda: «Come è possibile che nel 2026 accadano ancora fatti simili? Due creature appena nate, indifese, incapaci persino di nutrirsi da sé, chiuse in un sacchetto e gettate tra i rifiuti».
E mentre loro rischiano la vita, che fine ha fatto la loro mamma? «Una gatta che potrebbe essere alla ricerca disperata dei suoi piccoli, con il rischio di andare incontro a problemi di salute, come mastiti o stasi del latte».
Da qui la necessità della sterilizzazione come prima forma di prevenzione contro episodi simili fermo restando che «un animale non è un oggetto di cui disfarsi quando arriva una cucciolata indesiderata.
E una cucciolata non è un problema da nascondere dentro un sacchetto e gettare via».
L’indagine
L’auspicio di Apas è che, attraverso il sistema di videosorveglianza dell’area, sia possibile ricostruire i fatti e individuare i responsabili di questo ignobile gesto, affinché siano chiamati a rispondere di un reato che non può e non deve essere derubricato a semplice atto di inciviltà. «Chi ha compiuto questo gesto – rimarcano dall’associazione - ha condannato due creature indifese a una morte terribile. Speriamo che le immagini possano dare un volto all’autore di questo grave reato, e che la giustizia faccia il suo corso».