BOLOGNA. Aula magna di Santa Lucia grenita questa mattina a Bologna per le esequie accademiche dell’ex rettore dell’Alma Mater, Fabio Roversi Monaco, scomparso nei giorni scorsi all’età di 87 anni. Personalità del mondo istituzionale e accademico, politico ed economico cittadino, ma non solo, partecipano all’ultimo saluto, a cui seguiranno nel primo pomeriggio i funerali nella cattedrale di San Pietro. Sul feretro il tocco, la toga e la fascia azzurra, colore del Dipartimento di Giurisprudenza a cui Roversi Monaco apparteneva.
In prima fila le figlie, insieme ai nipoti e agli altri familiari. Presenti, insieme al rettore Giovanni Molari, anche gli altri professori che hanno guidato l’Alma Mater dopo Roversi Monaco: Ivano Dionigi e Francesco Ubertini. “Oggi parla lui: parla Roversi Monaco”, si limita a dire Dionigi, riferendosi alla statura del personaggio. “È stato il mio rettore- lo ricorda Ubertini- ho la pergamena firmata da lui. E quando sono stato eletto, mi ha regalato la spilla dell’Alma Mater che porto sempre con me”. L’ex premier Romano Prodi racconta: “Abbiamo passato assieme i primi anni da post-laureati, giovani assistenti. Poi le nostre carriere si sono divise, però è rimasta un’amicizia personale che è durata fino a ieri. Sono molto dispiaciuto. Ha lasciato un’impronta molto forte all’Università e alla città, è stato un innovatore. In tutto il mondo si ricorda il Processo di Bologna, il ritorno all’immagine antica in un sistema universitario che è radicalmente cambiato. Ha creato questo campus cittadino, cioè un’università molto diversa da quella americana, ma che si espande in tutta la città”. E internazionalmente ha spinto “il nome non solo dell’Università di Bologna, ma di tutta la città”, sottolinea Prodi. Roversi Monaco era anche “molto orgoglioso dell’importante svolta storica rispetto al decentramento universitario- lo ricorda il presidente della Regione, Michele de Pascale- in questi giorni, oltre a quello dei bolognesi, è stato molto forte il cordoglio è molto diffuso in tutta la regione e anche in tutto il Paese. Stiamo parlando di un grande protagonista della vita non solo della città ma di tutta la nostra regione, che ha dato un contributo fortissimo all’innovazione sia dell’Università e anche al dibattito pubblico della città e del territorio, e a tutta la società”.
L’ex sindaco Walter Vitali ricorda l’episodio della mancata laurea a Gorbaciov a fine anni ‘90. “Me lo ricordo infuriato sul sagrato di Santa Lucia- racconta Vitali- quando Gorbaciov non venne a ritirare la laurea honoris causa. Fummo molto contrariati. Non le mandava a dire”. Quello con Roversi Monaco alla guida dell’Alma Mater “è stato un periodo di grande collaborazione, anche personale- aggiunge Vitali- in modo particolare per il decentramento dell’Università: agraria, ingegneria al Lazzaretto, le chimiche, astronomia al Cnr. Era una personalità molto forte, è stato un onore collaborare con lui”.
Commosso l’ex assessore guazzalochiano, Paolo Foschini. “Si chiude la mia gioventù- commenta- è stato mio relatore di tesi, ho partecipato alle celebrazioni del Nono centenario con lui. Si chiude davvero un’epoca”.
“Ci siamo visti tantissime volte e però per lui il cardinale era Biffi”, confessa, sorridendo, il cardinale Matteo Zuppi nell’omelia pronunciata oggi pomeriggio alla messa funebre per Fabio Roversi Monaco nella cattedrale di San Pietro, dove oltre un migliaio di persone hanno partecipato all’ultimo saluto all’ex rettore. Una cerimonia che mescola il ricordo della figura pubblica e le memorie della vita quotidiana di un uomo che ha plasmato la città e l’Università. “Ha rafforzato l’istituzione con una crescita tanto più significativa perché maturata in anni difficili. E l’Università ha rilanciato la città tutta, con libertà intellettuale e capacità di governo”, riconosce Zuppi. “La capacità di governo qualcuno la identifica con l’esercizio del potere. Sbaglia, è un’altra cosa. L’arte del governo e di dialogo, che qualcuno identifica con compromesso, cedevolezza, sbaglia”, prosegue il cardinale. “Illuminista e rinascimentale, è stato detto, l’ho trovato intelligente, preferendo l’intelligenza strategica alla furbizia tattica, con passione e determinazione”, riflette Zuppi. “In tempi segnati da contrapposizioni ideologiche e pregiudizi ha saputo tessere relazioni con persone molto diverse per convinzioni, orientamenti e appartenenze, tenute assieme da un riconoscimento reciproco, dalla libertà di pensiero, dalla ricerca, dalla bellezza”, riconosce.
Nei primi banchi le quattro figlie, i sei nipoti, le autorità cittadine e i ministri degli Interni e dell’Università, Matteo Piantedosi e Anna Maria Bernini. E poi, il presidente della Regione, Michele de Pascale, la vicesindaca Emily Clancy in rappresentanza del Comune, il prefetto Enrico Ricci, Romano Prodi, il rettore Giovanni Molari e gli ex ‘magnifici’, Ivano Dionigi e Francesco Ubertini, l’ex sindaco Virginio Merola, l’ex ministro, Gian LUca Galletti. Presenti anche la presidente della Fondazione Carisbo, Patrizia Pasini, il presidente onorario, Giancarlo Ragonesi, la numero uno del gruppo Coesia, Isabella Seragnoli, Lorenzo Sassoli de’ Bianchi e l’ex cestista Renato Villalta.