Rimini, tendenze a Venditalia: “In albergo l’aperitivo con il distributore automatico”

RIMINI. «Immaginate di essere in albergo e di avere cena alle 8. Scendo nella social lobby alle 7 e mi prendo una patatina e un prosecco: insomma mi faccio l’aperitivo. Posso scegliere lo spritz, il gin tonic, il cuba libre...». Ernesto Piloni, ad di Venditalia, è un grande sostenitore dell’automazione nel settore alberghiero.

A che punto è la Romagna in questo ambito?

«L’albergatore romagnolo è avanti: investe, ascolta, vuole migliorarsi, altre regioni sono più refrattarie o meno predisposte a questo cambiamento. Qui è una barriera già superata rispetto ad altre regioni, ma lo stesso vale anche per Trentino, Veneto e parte della Puglia”.

Perché il settore alberghiero può beneficiare dall’automazione?

«Sicuramente le attrezzature e le tecnologie dei tempi odierni sono molto più vicine all’alberghiero. Il distributore automatico si trasforma in una vetrina (più che una macchinetta classica). Le macchine si sofisticano sulla estrazione del caffè e si specializzano anche nelle prime colazioni, quindi queste attrezzature sono veramente più idonee a entrare in un canale nuovo. La distribuzione automatica ha una grandissima caratteristica che è l’after sales. Noi abbiamo un canale distributivo che è fatto da automatismi al 100%, che ha bisogno di service e di refilling. Le compagnie di gestione hanno un servizio assistenza h24, 365 giorni all’anno, quindi siamo pronti ad andare a sistemare un distributore in un ospedale in notturna, in metropolitana, in aeroporto. Nell’alberghiero questa è una cosa essenziale, quindi poter garantire un servizio di post vendita e tecnico immediato avvicina sempre più la distribuzione automatica al canale hotellerie».

Di solito si pensa alla prima colazione ma ci sono sviluppi anche in altri orari?

«Sì, certo, penso per esempio all’aperitivo. Possiamo avere la vendita di alcolici, di birra, controllata con il documento di identità o il codice fiscale. Quindi io posso benissimo pensare che in un albergo ho una cena alle 8, scendo nella social lobby alle 7, mi prendo una patatina e uno 0.37 di prosecco, mi faccio un aperitivo e posso prendere tante altre bevande “fuori orario”. Possiamo parlare di un all-around: può essere aperitivo per il mezzogiorno, per la cena, può essere lo snack di un bambino che parte per il viaggio che lo porta a casa in due o tre ore... L’inserimento all’interno delle vetrine dà veramente la possibilità di creatività totale e di intercettare quello che è il desiderio in base anche alla tipologia di albergo, che sia un bed and breakfast, che sia una stella, due stelle, tre stelle, fino a un quattro».

Ma non si rischia di ridurre l’aspetto umano, del contatto umano all’interno delle strutture ricettive?

«No, perché questo non lo inficia, cioè l’albergatore continua a fare il suo lavoro e dà solo un servizio aggiuntivo. Non è che elimina alcune cose sostituite dalla macchina, anzi, la macchina riesce ad aiutarlo in quei momenti in cui probabilmente non riuscirebbe a completare un servizio».

Insomma se è il turista si serve da solo lo spritz l’albergatore ha più tempo per conversare con l’ospite?

«Perfetto. Si accentua ancor di più la sua caratteristica di ospitalità».

E per quanto riguarda pranzo e cena?

«L’applicazione del vending nell’hotellerie per quanto riguarda pranzi e cena varia molto a seconda del paese, della cultura alimentare e del target dell’albergo. L’efficientamento di servizio che dà questo automatismo diventa all-around in base alla creatività e all’interpretazione che l’albergatore ha dei suoi ospiti. Potrebbe anche dare servizi aggiuntivi come preservativi, prodotti di igiene intima per le donne, pannolini per i bambini, latte, prodotti che sono per celiaci, fiori, gelati. Tutto quello che è in vetrina attira la vendita. Non c’è limite a quel che puoi mettere in questa vetrina e l’automatismo riesce a dare ricavi senza dover avere un presidio h24».

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