Una marescialla dei carabinieri è indagata dalla Procura di Rimini per una presunta alterazione dello stato civile in relazione alla paternità di due bambini, nati rispettivamente nel 2023 e nel 2025. Al centro dell’inchiesta ci sono una presunta relazione extraconiugale con il suo comandante di stazione, le dichiarazioni rese agli uffici dello stato civile al momento della formazione degli atti di nascita e i successivi accertamenti del Dna, che avrebbero messo in discussione la paternità attribuita al marito, anche lui appartenente all’Arma.
Rimini. “Sono i figli di mio marito”, ma il Dna la smentirebbe: indagata marescialla dei carabinieri
- 11 ottobre 2026
Secondo l’accusa, la donna, 35enne, pur essendo consapevole della possibilità che i figli non fossero biologicamente del coniuge, avrebbe attribuito a quest’ultimo la paternità di entrambi i bambini, inducendolo a credere di esserne il padre naturale. In entrambi i casi, secondo l’ipotesi accusatoria, le dichiarazioni della donna avrebbero indotto il pubblico ufficiale incaricato a registrare una paternità non corrispondente a quella biologica, determinando così una presunta alterazione dello stato civile dei minori.
Nell’imputazione si sostiene che la marescialla, assistita dall’avvocato Maurizio Bortolotto del foro di Torino, fosse consapevole di aver avuto un solo rapporto sessuale non protetto con il marito e di aver intrattenuto, invece, rapporti ripetuti con un’altra persona, indicata negli atti come possibile padre biologico e identificata nel comandante della stazione presso cui la donna prestava servizio. Il coniuge, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato indotto a ritenere di essere il padre di entrambi i bambini. A mettere in discussione tale convinzione sarebbero stati successivi esami genetici, richiamati nell’imputazione come elementi incompatibili con la paternità biologica attribuita al marito.
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