In attesa di tornare in aula domani per un nuovo capitolo del processo sul delitto di Pierina Paganelli, è necessario fare un passo indietro all’ultima udienza, quella in cui hanno preso la parola i consulenti della difesa. Un passaggio importante sui dettagli tecnici apparentemente minimi, ma capaci di rimettere in discussione la cronologia di quella tragica sera in via del Ciclamino. Al centro dell’analisi non c’è stata solo la figura di Louis Dassilva, ma la tenuta complessiva delle ricostruzioni orarie finora agli atti.
Rimini, Quel “vuoto” nell’alibi dei testimoni. La difesa sfida la ricostruzione oraria
- 26 aprile 2026
Il nodo della connessione
Uno dei temi centrali riguarda la discrepanza temporale emersa dai dispositivi digitali. I fratelli Bianchi avevano dichiarato di aver seguito l’adunanza dei Testimoni di Geova in streaming lo scorso 3 ottobre, un incontro conclusosi ufficialmente alle 21.45. Tuttavia, le analisi tecniche offrono uno scenario differente: il dispositivo utilizzato per il collegamento risulterebbe essersi disconnesso molto prima, alle 21.13. Un “buco” di oltre mezz’ora che si colloca proprio in una fase oraria di estremo interesse per l’inchiesta.
Sulla questione l’avvocato Riario Fabbri, legale di Dassilva, ha sollevato un dubbio che pesa sull’economia del dibattimento: «Dalle analisi sui device emerge un dato oggettivo che merita un approfondimento. Se la connessione si interrompe alle 21.13 nonostante l’adunanza prosegua fino alle 21.45, si crea un vuoto che va chiarito. Alle 21.38, inoltre, i fratelli ricevono un messaggio su WhatsApp in cui viene chiesto loro se fossero connessi; la risposta è affermativa, ma i registri tecnici sembrano indicare che in quel momento il collegamento non fosse attivo. Questo scollamento fra traffico dati e testimonianze rappresenta un elemento di analisi fondamentale per ricostruire l’esatta dinamica di quei minuti».
I dubbi della difesa
I consulenti hanno lavorato sui “log” tecnici (gli accessi) per verificare se le “finestre di presenza” dei testimoni nel complesso residenziale fossero davvero sovrapponibili alle dichiarazioni fornite. L’analisi si è estesa alla copertura delle celle telefoniche e ai tempi di sincronizzazione dei sistemi di videosorveglianza. Attraverso questi elementi, la difesa punta a evidenziare incongruenze nella scansione oraria dei fatti: una serie di rilievi tecnici che passeranno al vaglio della Corte per determinarne l’effettivo peso probatorio.
L’attenzione si sposta ora alla prossima udienza di lunedì, un appuntamento che si preannuncia denso di testimonianze. Saranno chiamati a deporre: la psichiatra Sara Zavatta, consulente di Valeria Bartolucci, il maresciallo del Ros Francesco Lobefaro e Romina Sebastiani, l’amica di Manuela Bianchi le cui dichiarazioni passate hanno sollevato non poche controversie.
In merito a questo delicato passaggio processuale, l’avvocato Fabbri afferma: «Restiamo in attesa di quanto emergerà dal confronto in aula. Da parte nostra, abbiamo predisposto un esame rigoroso attraverso una lista di quesiti mirati, volti a dirimere ogni ambiguità e a far emergere la verità oggettiva dei fatti».
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