Rimini. Parco eolico in mare, avanti tutta

«Abbiamo consegnato oggi (ieri, ndr) al ministero dell’Ambiente il progetto esecutivo. Ora non ci resta che aspettare il rilascio dell’Autorizzazione unica a costruire». Gabriele Felappi, direttore generale di Energia Wind 2020, società di scopo incaricata di progettare il Parco eolico al largo delle coste tra Rimini e Cattolica, annuncia, con un pizzico di emozione nella voce, lo sblocco della pratica burocratica per la realizzazione dell’impianto, ferma dal luglio 2024, all’indomani dell’approvazione, da parte del Mase, della Valutazione d’impatto ambientale della centrale. Una ventata d’aria positiva, dunque, per la riaccensione del procedimento che, a causa di questo lungo periodo di “freezer” amministrativo, potrebbe far slittare la messa in mare dell’opera (i 51 aerogeneratori di 210 metri di altezza ciascuno dal medio-mare, posizionati tra le 12 miglia, 22 km la prima pala, e le 21 miglia, 39 km l’ultima pala, capaci di produrre 715 milioni di kWh all’anno di energia: il 50% del fabbisogno dell’intera provincia di Rimini; per un investimento di 1 miliardo di euro). «Il 2029 - puntualizza Felappi -, alla luce dei tempi autorizzativi, è, ad oggi, una data molto sfidante. Il punto decisivo è arrivare al rilascio dell’Autorizzazione Unica e alla definizione del quadro normativo. Una volta completati questi due passaggi, stimiamo che il parco eolico possa entrare in esercizio nell’arco di circa tre anni e mezzo, quattro anni».

Felappi, l’Europa ha concesso all’Italia una deroga al Patto di stabilità, ma solo per investimenti sulle energie rinnovabili. Potrebbe essere la svolta per sbloccare anche la pratica Parco eolico a Rimini?

«La flessibilità concessa dall’Europa all’Italia sul Patto di stabilità è certamente una buona notizia, soprattutto perché non riguarda spesa corrente o sussidi, ma investimenti strutturali nella transizione energetica. È una scelta importante: più rinnovabili significa meno dipendenza dall’estero, meno esposizione alle crisi geopolitiche e alle speculazioni sui prezzi dell’energia, oltre a benefici ambientali e industriali. Per il parco eolico a Rimini, però, la questione non cambia: per il nostro progetto non chiediamo contributi a fondo perduto, né vogliamo creare nuovo deficit. Chiediamo semplicemente che vengano applicate le norme già in vigore, in tempi certi e in modo coerente con gli obiettivi energetici nazionali ed europei».

Quando consegnerete al Ministero dell’Ambiente il progetto esecutivo?

«Proprio oggi (ieri, ndr) abbiamo trasmesso formalmente, al Mase, il progetto esecutivo per poter ottenere l’Autorizzazione unica a costruire».

Quindi per l’inizio lavori mancherebbe solo l’Autorizzazione unica a costruire?

«Non esattamente. Prima dell’avvio dei lavori ci sono ancora due passaggi fondamentali. Il primo è, appunto, il rilascio dell’Autorizzazione Unica, cioè il provvedimento conclusivo previsto dalla normativa per gli impianti da fonti rinnovabili. L’atto, quindi, che chiude la fase autorizzativa e consente di entrare concretamente nella fase realizzativa del progetto. Il secondo passaggio riguarda invece il quadro regolatorio ed economico entro cui gli impianti offshore devono poter operare. Non parliamo di contributi a fondo perduto, ma dell’attuazione di strumenti già previsti dalla normativa vigente per garantire stabilità, trasparenza e programmabilità agli investimenti nelle rinnovabili».

Sta parlando delle aste pubbliche bloccate dal governo?

«Mi riferisco in particolare al meccanismo del contratto per differenza a due vie. In pratica, attraverso un’asta competitiva al ribasso viene definito un prezzo di riferimento per l’energia prodotta. Se il prezzo di mercato supera quel valore, il produttore restituisce la differenza al sistema tramite il Gestore dei servizi energetici (Gse). Se invece il prezzo di mercato scende sotto quel valore, è il Gse a riconoscere al produttore la differenza. È un modello previsto dalla normativa vigente che serve a dare equilibrio al sistema: tutela i consumatori e il sistema pubblico quando i prezzi dell’energia salgono troppo e, allo stesso tempo, permette a chi investe in infrastrutture complesse come l’eolico offshore di farlo con regole certe e su un orizzonte stabile».

Quanto tempo dovrà passare prima che il Mase conceda l’Autorizzazione unica?

«È difficile indicare una tempistica precisa, perché dipende dall’andamento della procedura, dalla complessità delle valutazioni tecniche e amministrative e, naturalmente, anche dal carico di lavoro degli uffici competenti del Ministero dell’Ambiente. Da parte nostra abbiamo completato tutti gli adempimenti necessari: l’istanza è stata depositata formalmente oggi (ieri, ndr) e il fascicolo comprende il progetto esecutivo, corredato da tutta la documentazione tecnica e illustrativa utile a rendere il quadro il più chiaro e completo possibile. Il nostro auspicio è che l’iter possa concludersi in tempi ragionevoli, possibilmente entro un anno. Sarebbe un segnale importante per la capacità del Paese di dare seguito agli obiettivi sulle energie rinnovabili».

Una volta ottenuta l’Autorizzazione unica, i lavori per costruire il Parco eolico potranno partire subito?

«Una volta ottenuta l’Autorizzazione unica, e una volta dato corso alle procedure previste per la stipula dei contratti per differenza a due vie, sarà possibile programmare concretamente l’avvio dei lavori. Il nostro obiettivo è partire nel più breve tempo possibile».

Potrebbe succedere che il Mase non conceda l’Autorizzazione?

«In astratto può accadere, perché ogni autorizzazione è il risultato di una valutazione tecnica e amministrativa. Ma noi non partiamo da un’idea generica: abbiamo presentato un progetto strutturato, completo e coerente con le norme vigenti. Per questo siamo fiduciosi. Non chiediamo corsie preferenziali, chiediamo che il progetto venga valutato nel merito, sulla base dei dati tecnici e del quadro normativo esistente».

In quel caso cosa accadrebbe?

«È una situazione che non abbiamo nemmeno preso in considerazione, perché riteniamo di aver presentato un progetto solido, completo e coerente con il quadro normativo. Naturalmente, come in ogni procedimento amministrativo, valuteremmo nel merito le motivazioni di un eventuale provvedimento negativo e agiremmo di conseguenza nelle sedi opportune. Siamo, però, fiduciosi perché il progetto è stato costruito con il supporto di competenze industriali e tecniche qualificate del settore».

Felappi, ce la farete ad attivare il Parco eolico entro il 2029, come da obiettivo iniziale?

«Bisogna essere obiettivi: il 2029, alla luce dei tempi autorizzativi e regolatori, oggi è una data molto sfidante. Il punto decisivo è arrivare al rilascio dell’Autorizzazione Unica e, parallelamente, alla definizione del quadro necessario per i contratti per differenza a due vie. Una volta completati questi due passaggi, stimiamo che il parco eolico possa entrare in esercizio nell’arco di circa tre anni e mezzo, quattro anni».

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