Rimini. Oltre 1.600 chiamate in quattro mesi all’ex moglie, poi l’incursione nell’hotel dove lavora: braccialetto per un 51enne e il suo “braccio destro”

Oltre 1.600 chiamate in poco più di quattro mesi, ma anche appostamenti, pressioni sui familiari, minacce e, secondo l’accusa, persino un’incursione nell’hotel di Misano Adriatico dove la donna lavorava e si era trasferita per sfuggire alle continue molestie. A finire nei guai un 51enne albanese residente in Abruzzo e un 26enne di San Benedetto del Tronto, accusati in concorso di atti persecutori nei confronti dell’ex moglie del primo indagato.

Per loro il gip Alessandro Capodimonte, vista la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, su richiesta del pm Luca Bertuzzi, ha disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa, a non meno di 3mila metri, al fratello di quest’ultima e a due luoghi considerati sensibili, come l’hotel di Misano, dove la donna lavora e dimora, e l’abitazione del fratello in Abruzzo. Per entrambi è inoltre vietato qualsiasi contatto con la persona offesa e con il fratello, anche attraverso telefono, social network o altri strumenti informatici. A rafforzare il provvedimento l’applicazione per tutti e due del braccialetto elettronico, insieme all’obbligo di presentarsi due volte al giorno alla polizia giudiziaria.

L’articolo completo sul Corriere Romagna in edicola domani.

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