Rimini, Il sindaco: «Il Comune è pronto a investire ancora sull’università»

Università di Rimini al bivio. Tra rilancio e caduta. Tra rinascita, attraverso un forte potenziamento, e rischio fine, tra costi proibitivi degli affitti e scarsi aiuti provenienti dal territorio.

Il sindaco

«L’Università è e deve rimanere una priorità strategica per Rimini e la sua provincia – avverte il sindaco Jamil Sadegholvaad -. Per questo se l’ateneo avrà necessità in termini di spazi per insegnamento e logistica, come Comune di Rimini non ci tireremo indietro». E già accaduto, nei mesi scorsi, con l’acquisto di un grande immobile di 2.300 metri quadri, tra via Aponia e via Dante, in centro storico, «nel quale – puntualizza Sadegholvaad - metteremo a disposizione buona parte degli spazi, almeno 1.300 mq, per aule, laboratori e servizi agli studenti dell’Alma Mater» accadrà anche in futuro con nuove acquisizioni, sempre in centro storico. «Come ente del territorio – conferma, infatti, il sindaco – faremo di tutto per dare ampie garanzie all’Università, permettendole, senza più incertezze o titubanze a causa degli spazi, di organizzare e pianificare il domani dell’ateneo a Rimini. Per noi sarà un investimento strategico».

E mentre Palazzo Garampi si dà da fare per individuare locali ad hoc da destinare a nuove aule universitarie (sono troppi e dai costi esagerati gli spazi che UniRimini ha in affitto e che pesano sul bilancio di fine anno), gli altri enti locali, così come le attività private del territorio, cosa stanno facendo? Come si stanno muovendo?

I soci

Ad oggi quello che è certo sono i dati ufficiali di fine 2025 che parlano di 19 soci che, complessivamente, supportano l’Università di Rimini con un milione e 570mila euro l’anno. Con il Comune di Rimini, il più virtuoso, a versare 400mila euro in UniRimini che, a sua volta, interviene per 203mila euro. Poi ci sono Camera di Commercio e Maggioli che detengono quote per 200mila euro ciascuno, e Ieg che di azioni ne ha per 157mila euro. Quindi tanti interventi annui sotto i 100mila euro: come i 78.500 euro versati, rispettivamente, dalla Fondazione Cassa di Risparmio, Confindustria e Rivierabanca credito cooperativo. Il resto è poca roba. Qualche migliaio di euro. Con soli quattro Comuni, oltre Rimini, a metterci dei soldini: Cattolica 15.700 euro, Bellaria, 12mila euro, Santarcangelo 10mila euro e Misano 4mila euro. Mentre Riccione, dopo il sì unanime del proprio consiglio comunale, è ancora in procinto di fare il suo ingresso in UniRimini. Tutto questo mentre, secondo i dati resi noti, sempre a fine 2025, dalla vice sindaca con delega all’Università, Chiara Bellini, l’Università di Rimini, col 22% di stranieri, è - in proporzione - l’ateneo col più alto tasso di studenti internazionali della regione, anche rispetto all’Alma Mater Studiorum di Bologna, di cui è un distaccamento. Mentre l’82% dei neo laureati trova, entro un anno, un impiego in linea con la laurea conseguita. E, infine, sono 5mila gli studenti, seguiti da circa 100 professori, iscritti ai 20 corsi di laurea, tra i quali spiccano: Moda, Economia turistica, Economia d’impresa, Scienze della formazione, Scienze delle attività motorie e sportive (l’ex Isef), Infermieristica. Oltre al dipartimento di Scienza della qualità della vita.

Il monito

Lancia, allora, un monito il sindaco Sadegholvaad: «In questi anni, il sostegno territoriale, pubblico e privato, è andato oggettivamente un po’ a singhiozzo. Anche a causa di eventi esterni non prevedibili, come la crisi del sistema creditizio. Non è il caso di fare l’elenco dei buoni e dei cattivi. Ma resta un punto centrale sul quale ragionare: vogliamo che l’Università rimanga uno dei perni della Rimini del futuro, con i suoi 5mila studenti, col suo elevatissimo grado di internazionalizzazione, con il suo continuo stimolo alla qualità dello studio e dunque del lavoro, con positivi effetti sul tessuto imprenditoriale?». Una domanda retorica, ovviamente, alla quale dovrebbero rispondere tutte le realtà provinciali, pubbliche e private. Conclude il primo cittadino: «Noi, come Comune di Rimini, a questa domanda una risposta ce la siamo data. Ed è sì. Perché non possiamo rischiare di perdere la sede universitaria. Per dirla alla Draghi “Whatever it takes”, come comunità dobbiamo fare ogni passo necessario affinché l’Alma Mater confermi la sua attività e i suoi impegni futuri con il nostro territorio. Ad ogni costo!». Affinché quel sogno visionario che nel 1992 ebbe l’allora presidente della Fondazione Cassa di risparmio, Luciano Chicchi, il sogno dell’Università di Rimini, continui a dare i frutti sperati.

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