Rimini, Fermo pesca anticipato di sette giorni: stop alle barche a partire dal 25 luglio

«Fermo pesca anticipato di una settimana e pescherecci ancorati in porto già dal 25 luglio». Massimo Pesaresi, direttore della Cooperativa lavoratori del mare, annuncia una nuova protesta degli armatori riminesi. Che, a causa del prezzo del gasolio schizzato di nuovo ad 1 euro al litro, sono costretti a spegnere i motori prima del 31 luglio (data di inizio del “biologico 2026”), per non ritrovarsi con un bilancio economico ancora più in rosso di quanto non lo sia già.

La protesta

«Una scelta sofferta, ma obbligata quella presa dalla nostra flotta marinara – spiega Pesaresi -, che così facendo dovrà rinunciare a sette giorni di contributi statali per il fermo pesca 2026. Ma quando il prezzo del gasolio esplode fino ad arrivare a 1,10 euro al litro, come ci è stato annunciato dal nostro fornitore, il pesce scarseggia per il surriscaldamento dell’acqua del mare (ieri, si sono toccati i 26,61 gradi di temperatura: leggi altro articolo in pagina), e il prezzo all’asta del pescato precipita di 4-5 euro al chilo, ogni giornata di lavoro viene fatta in perdita. A quel punto meglio fermarsi, pagare ugualmente i marinai, e sperare che alla ripresa del lavoro (il fermo biologico termina il 13 settembre) la situazione sarà tornata alla normalità. «Basti pensare che questa settimana il carburante viaggiava intorno a 0,85 centesimi al litro, prima della guerra in Iran stava su 0,65 centesimi, e lunedì sarà a 1,1 euro, per comprendere la condizione in cui è costretta ad operare la nostra marineria», precisa il direttore della Cooperativa.

Poco pesce

Senza considerare, poi, la situazione del pescato. «Di pesce – puntualizza Pesaresi - in questo periodo ce n’è davvero poco, perché il surriscaldamento dell’acqua a ridosso della costa lo fa fuggire al largo dove il mare è più fresco. Risultato? Chi vuole prendere qualcosa è costretto a consumare più carburante... se almeno ne valesse la pena. Perché in questi giorni i prezzi all’asta sono calati sensibilmente: se prima le sogliole venivano vendute a 15-16 euro al chilo, adesso non superano i 12 euro al chilo. Così come le seppie: 15 euro al chilo prima, 10-11 euro adesso». Insomma, un quadro economico davvero difficile per chi si trova a spendere, per il solo gasolio, 1.000-1.500 euro per una giornata di lavoro. «Una situazione insostenibile – rilancia Pesaresi –, che obbligherà quasi tutti i 25 pescherecci ad anticipare, di una settimana, il fermo pesca».

Intanto, se i contributi per il “biologico 2024” sono stati “bonificati” (3 mila euro a barca fino a salire ai 12 mila euro per i pescherecci più grandi), quelli per il fermo 2025 devono ancora essere saldati («si dovrà aspettare settembre-ottobre»), mentre per quanto riguarda il credito d’imposta relativo ai primi tre mesi di caro-carburante conseguente all’attacco israelo-americano all’Iran (marzo-maggio), lunedì scadrà il termine per presentare le domande e poter accedere al beneficio fiscale. «Ma ci sono altri due mesi di credito d’imposta da caro-carburante da guerra – conclude Pesaresi -, ovvero giugno e luglio che il ministero dovrà riconoscerci. Con la speranza, anche, che venga finalmente pubblicata la graduatoria del bando 2024 sulla demolizione pescherecci, il cosiddetto “arresto barche”. Perché gli armatori che rientrano nel bando non sanno ancora se devono, o no, demolire le barche».

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