Una riabilitazione dentale che avrebbe dovuto restituire alla paziente una corretta funzionalità masticatoria si è trasformata in un percorso clinico fallimentare, finito nelle aule del Palazzo di Giustizia. Il Tribunale di Rimini ha accertato gli errori dell’odontoiatra, condannandolo a risarcire una 75enne con oltre 17mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali. Così ha deciso la giudice Giorgia Bertozzi Bonetti, che ha accolto l’istanza proposta dalla paziente nei confronti del professionista che l’aveva presa in cura.
Rimini, danni dopo gli impianti dentali sbagliati: odontoiatra costretto a pagare 17mila euro
- 16 giugno 2026
Incubo iniziato nel 2014
La vicenda è iniziata a seguito di un piano di riabilitazione delle arcate dentarie avviato nel 2014. La donna, assistita dall’avvocata Carla Degli Esposti, si era rivolta all’odontoiatra per risolvere una situazione di parziale edentulia che comprometteva la corretta funzione masticatoria. Secondo quanto sostenuto in giudizio, il trattamento eseguito si era però rivelato errato e dannoso, provocando ulteriori problemi alla donna e rendendo necessari nuovi interventi.
Nel corso del procedimento è stata acquisita la consulenza tecnica d’ufficio svolta in sede preventiva, dalla quale è emerso che la terapia implantoprotesica scelta era, in astratto, appropriata per le condizioni della paziente, ma che la sua realizzazione è risultata difettosa sotto diversi profili.
Consulenti e periti
I consulenti nominati dal tribunale hanno evidenziato criticità nella progettazione e nell’esecuzione della protesizzazione dell’arcata superiore, rilevando difetti delle strutture protesiche, problemi di stabilità della protesi, fenomeni infiammatori ricorrenti e una scelta tecnica ritenuta non corretta, consistente nell’unire in un’unica struttura elementi naturali e supporti implantari. Secondo gli esperti, tali errori hanno contribuito ad aumentare lo stress sulle strutture di supporto e a determinare il deterioramento di alcuni elementi dentari.
I consulenti hanno poi accertato che le corone protesiche applicate su alcuni denti non hanno garantito un’adeguata protezione di quelli sottostanti, favorendone la progressiva compromissione, tanto che, nel giro di pochi anni, si sono gravemente deteriorati fino a rendere necessarie ulteriori estrazioni e nuove operazioni. Gli stessi periti hanno escluso la presenza di cause alternative, riconoscendo un chiaro nesso causale tra l’operato del professionista e le conseguenze dannose lamentate dalla paziente. Il giudice ha quindi ritenuto provati sia l’inadempimento professionale sia il collegamento causale tra la condotta del dentista e il danno subito dalla donna.
Risarcimento e danni
Sul piano del risarcimento, il Tribunale ha riconosciuto un danno non patrimoniale pari a 1.100 euro, comprendente il danno biologico permanente e temporaneo accertato dai consulenti. In particolare, alla donna è stata riconosciuta un’invalidità permanente dello 0,5%, oltre a un periodo di inabilità temporanea di 50 giorni complessivi.
Ben più consistente la voce relativa al danno patrimoniale. Il giudice ha infatti liquidato oltre 16mila euro per le cure necessarie a ripristinare la situazione compromessa dagli interventi eseguiti. Di questa somma, circa 2.900 euro riguardano spese già sostenute dalla paziente per trattamenti d’urgenza, mentre 13.400 euro corrispondono ai costi stimati per i futuri interventi implantari e protesici necessari.
Il risarcimento complessivo è stato così quantificato in oltre 17mila euro, oltre rivalutazione monetaria e interessi. L’odontoiatra, difeso dall’avvocato Marco Lunedei, aveva chiamato in causa la propria compagnia assicurativa, rappresentata dall’avvocato Gianni Frisoni, chiedendo di essere garantito in caso di condanna. Anche su questo punto il Tribunale ha accolto la domanda, stabilendo che l’assicurazione dovrà farsi carico di tutte le somme che il dentista sarà tenuto a corrispondere alla paziente, comprese le spese legali. Quanto alle spese processuali, il dentista è stato condannato a rifondere alla controparte 7.300 euro di compensi professionali, oltre s 286 euro di esborsi, accessori di legge e spese generali. La compagnia assicurativa dovrà inoltre rimborsare al professionista le spese sostenute per la propria difesa nel giudizio.