Maxi risarcimento da oltre 834mila euro al termine di una complessa vicenda giudiziaria nata dalla vendita di un pacchetto di crediti deteriorati. È quanto ha deciso il Tribunale di Rimini con una sentenza che ha ricostruito le responsabilità di un’operazione finanziaria avviata nel 2018. Al centro della causa alcuni errori nelle informazioni relative a tre crediti ceduti, rivelatisi poi decisivi e costati centinaia di migliaia di euro.
Rimini, Crediti deteriorati venduti con dati errati: maxi risarcimento da oltre 834mila euro
- 23 luglio 2026
L’origine della controversia
La vicenda prende avvio quando una banca decide di cedere a un’altra società un portafoglio di crediti difficili da recuperare. Prima della vendita viene predisposto un database contenente tutte le informazioni necessarie sui singoli crediti, comprese le garanzie ipotecarie. Su quei dati l’acquirente valuta il portafoglio e conclude l’operazione. Successivamente, però, emergono alcune anomalie. In due casi le ipoteche risultavano diverse da quanto indicato nella documentazione, mentre in un terzo caso un credito era stato presentato come garantito da ipoteca nonostante una precedente decisione del Tribunale di Rimini lo avesse già qualificato come “chirografario”, cioè privo di quella garanzia.
A quel punto la società che aveva acquistato i crediti ha chiesto alla banca un indennizzo, previsto dal contratto proprio per i casi in cui le informazioni fornite sui crediti si rivelino inesatte. Il Tribunale ha stabilito che quella richiesta era fondata e che la banca era tenuta a pagarla. L’istituto, infatti, non aveva contestato nei tempi previsti le richieste di indennizzo e, secondo il contratto sottoscritto dalle parti, questo comportava l’obbligo di corrispondere la somma dovuta. L’importo definitivo è stato quantificato in 834.192,53 euro, già versati dalla banca nel corso del 2025.
La vicenda giudiziaria, però, non si è conclusa qui.
La banca ha infatti sostenuto che quegli errori non fossero stati commessi dai propri uffici, ma dalla società esterna incaricata di verificare e validare tutti i dati prima della cessione del portafoglio. Secondo il Tribunale questa ricostruzione è fondata.
La rivalsa
Il giudice ha accertato che la società aveva assunto l’incarico di controllare la correttezza, la completezza e l’aggiornamento delle informazioni contenute nel database e che disponeva della documentazione necessaria per individuare le anomalie. Se tali verifiche fossero state eseguite correttamente, le informazioni errate non sarebbero confluite nel contratto e la banca non avrebbe dovuto versare alcun indennizzo all’acquirente.
Per questo motivo il Tribunale ha condannato la società di consulenza a risarcire integralmente la banca, riconoscendole gli stessi 834.192,53 euro che era stata costretta a pagare, oltre agli interessi e alle spese di lite. In sostanza, la banca ha dovuto rispettare gli obblighi previsti dal contratto di cessione nei confronti dell’acquirente, ma il giudice ha riconosciuto che il danno economico era stato causato dagli errori nella fase di verifica dei dati e ha quindi imposto alla società incaricata di rimborsarle l’intero importo.