«L’arrivo di nuovi concessionari di spiaggia vincitori di gara non lo vedo come un problema, ma come uno stimolo positivo per tutto il comparto riminese. Il bando tipo, seppur non vincolante, eviterà gare pubbliche a macchia di leopardo, ma aspettiamoci, comunque, ricorsi al Tar: siamo in Italia. Gli attuali gestori dimentichino gli indennizzi: non ci saranno. Ma ci potranno essere delle trattative private per l’acquisizione dei beni immobili presenti nel bagno».
Gianfranco Santi, consulente esperto in finanza agevolata e bandi pubblici, fa il punto sulle concessioni balneari in vista della pubblicazione, da parte del ministero delle Infrastrutture, del bando tipo («dovrebbe uscire la prossima settimana», ha annunciato, giorni fa, l’assessora al Demanio, Valentina Ridolfi). E mette in guardia i bagnini su come muoversi per non farsi trovare spiazzati quando il Comune pubblicherà le evidenze pubbliche per la gestione delle spiagge di Rimini entro ottobre.
Sanchi, cosa vi aspettate da questo bando tipo?
«Ci aspetta un passaggio storico. Per anni il sistema balneare è rimasto abbastanza immutato, oggi invece entriamo in una fase che porterà inevitabilmente nuove regole, nuovi investimenti e una nuova idea di spiaggia. Quello che ci aspettiamo dal bando tipo è soprattutto un quadro di riferimento omogeneo che aiuti i Comuni ad evitare interpretazioni troppo divergenti tra un territorio e l’altro. È vero che sono linee guida e non un atto rigidamente vincolante, ma pensare oggi a bandi del tutto scollegati tra loro sarebbe un errore enorme, soprattutto per una Riviera che vive di un sistema turistico integrato».
Visto che è un atto non vincolante perché contiene delle semplici linee guida, c’è il rischio di evidenze pubbliche a macchia di leopardo?
«È normale che alcuni aspetti differiscano da Comune a Comune, perché ogni realtà ha una storia, una conformazione diversa e soprattutto i suoi tempi nel recepire ed elaborare i bandi. Quindi ritengo giusto dare linee guida e non regole perentorie. Il modello di Rimini, ad esempio, ha caratteristiche molto specifiche anche dal punto di vista urbanistico e del piano spiaggia. Detto questo, credo sia fondamentale arrivare a criteri il più possibile omogenei e chiari, perché le imprese hanno bisogno di regole leggibili e di un mercato realmente competitivo».
Visto che tutti i manufatti di spiaggia devono essere demoliti perché l’arenile va messo a bando “nudo” e libero da ogni bene immobile, i futuri concessionari avranno i tempi tecnici per costruire i nuovi stabilimenti balneari entro l’estate 2027?
«Anche sul tema degli arenili “liberi” credo che gli imprenditori sapranno adattarsi rapidamente, se avranno certezze. L’imprenditoria italiana, soprattutto turistica, ha sempre dimostrato di sapersi muovere velocemente quando il quadro normativo è chiaro».
Quale potrebbe essere lo scenario se cambia il concessionario di spiaggia?
«È probabile che in alcune realtà entrino nuovi concessionari. Ma non lo vedo necessariamente come un problema. Gli attuali operatori hanno costruito negli anni un modello che ha reso la Riviera un riferimento internazionale e questo valore va riconosciuto. Allo stesso tempo, però, il mercato turistico cambia continuamente e l’ingresso di nuove energie, nuove idee e nuovi investimenti può rappresentare uno stimolo positivo per tutto il comparto».