«A Riccione ho visto il mare per la prima volta». A tredici anni Gianni Morandi arrivò da Monghidoro con cinquecento lire in tasca e quattro mesi di gavetta davanti. Prima del successo ci furono il Caffè Concerto Turismo di viale Dante e le mance trasformate in fette di cocomero. Il 10 settembre tornerà in piazzale Roma con “C’era un ragazzo Estate 2026”, ripartendo da quel ragazzino che non poteva immaginare il futuro.
Riccione. Morandi torna dove nacque il sogno: «Questo mare mi ha aperto il mondo»
- 25 agosto 2026
L’arrivo alla Perla Verde
«Per me ritornare a Riccione è bellissimo. Ero un ragazzo di montagna e il mare non lo avevo mai visto. La prima volta venni in colonia, poi mi riportò la maestra Scaglioni. Il mio punto di riferimento era il Palazzo del Turismo, perché lavoravo lì». Nel 1958, dopo il debutto ad Alfonsine, l’insegnante di canto Alda Scaglioni convinse i genitori ad affidarglielo per l’estate. «Disse: “Parlerò con tuo padre e tua madre, ti porto a Riccione così puoi stare al mare”. Fortunatamente si fidarono e rimasi quattro mesi».
Non c’era un compenso, soltanto vitto e alloggio. «Mio padre mi diede 500 lire, dovevano bastarmi per tutti e quattro i mesi, e mi raccomandò di fare la lista delle spese». Ad aiutarlo erano i turisti stranieri. «C’erano molti svizzeri, tedeschi e austriaci. Ogni tanto mi davano una mancia: 10 o 20 lire, qualche volta 50. Di fronte vendevano il cocomero e con quei soldi andavo a comprarmene una fetta. Mi piaceva da morire».
Riccione allora ingaggiava cantanti e orchestrine per l’intera stagione. «C’erano tre o quattro caffè concerto. Al Turismo non cantavo da solo: c’erano altri due cantanti e la maestra Scaglioni. È stata una gavetta dura e intensa, ma anche divertente». Da allora il rapporto con la città non si è più interrotto: «Ci sono tornato quasi tutti gli anni, per cinquanta, sessanta, ormai settant’anni. Riccione ha un fascino particolare per noi bolognesi. Per me è il primo mare, ma anche lavoro e ricordi».
Il ritorno live
Morandi tornerà giovedì 10 settembre alle 21 per Riccione Music City. In piazzale Roma sarà accompagnato dalla superband diretta dal maestro Luca Colombo. In scaletta i classici e “Monghidoro”, il nuovo brano scritto da Jovanotti, di cui è stato super ospite a sorpresa nella memorabile tappa alla Music Arena di Montesilvano, salendo sul palco proprio il 12 agosto 2026.
Al centro del tour ci sono i sessant’anni di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, scritta nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini. Una ricorrenza che non concede spazio soltanto alla nostalgia. «Si pensa al passato, però bisogna guardare al futuro e sperare che la situazione migliori. Festeggio una canzone contro la guerra, ma siamo ancora pieni di focolai e non riusciamo mai a cancellare quella parola. La guerra non finisce mai». Per quel brano ricevette anche un premio in Russia: «Adesso sono loro a essere in guerra, sono gli aggressori. Il mondo cambia».
Incontri, energia e futuro
Sono cambiati musica, dischi e televisione, non la capacità delle canzoni di attraversare le generazioni. «Ai concerti vedo anche ragazzini, il pubblico è molto eterogeneo. Non sono un autore, sono soprattutto un interprete e ho potuto cantare canzoni di ogni genere». Dagli incontri con Migliacci, Morricone, Lucio Dalla, Baglioni e Jovanotti agli idoli di gioventù: «Ero un fan di Mina, Celentano era il mio idolo e le prime canzoni che cantavo erano quelle di Modugno. Ho conosciuto tutti e da tutti ho imparato qualcosa. Sono stato fortunato».
E per reggere due ore e mezza sul palco continua ad allenarsi:«Vado in palestra, faccio esercizi e cerco di tenere vivo il corpo. Ho provato a correre al mattino presto, ma con questo caldo ho fatto una gran fatica». A Riccione porterà comunque le scarpette. E se incontrasse quel ragazzo del 1958? «Gli augurerei buona fortuna. Non avrei mai immaginato che avrebbe cantato non soltanto a Riccione, ma in tutto il mondo». I biglietti sono disponibili su TicketOne, Ticketmaster e Ciaotickets.