Il Taca Banda, aperto nel 2011 da Daniele Imola, già sindaco di Riccione per due mandati, ha salutato ieri gli amici, con una serata molto partecipata prima della chiusura definitiva fissata per oggi.
Due sale piene, senza eccessi, ma con continuità. Tavoli occupati fino alla fine, conversazioni fitte e una musica che accompagna senza invadere. A tenere il filo è stato il trio Taca Banda, con una formula semplice: un menù di canzoni tra cui scegliere e l’esecuzione dal vivo su richiesta. Un repertorio costruito sui cantautori italiani, dagli anni Sessanta in poi, che ha dato ritmo alla serata senza trasformarla in spettacolo. Tra i titoli proposti Azzurro, Rimmel, La canzone dell’amore perduto, La donna cannone, Sally: un sottofondo riconoscibile, capace di attraversare generazioni diverse.
Nel tempo il locale aveva trovato una sua cifra precisa: cucina informale, centralità della convivialità e una funzione che andava oltre la ristorazione. Un punto di incontro dove, accanto alla dimensione familiare, si sono tenuti anche confronti, riunioni e passaggi della vita pubblica cittadina.
Il clima della serata è rimasto coerente con questa storia: partecipazione, chiacchiere e tanti sorrisi. Più che un evento, un ritrovo. Clienti abituali, ex collaboratori e famiglie si sono distribuiti tra le due sale, restituendo l’identità costruita dal 2011.
Nel saluto finale, Imola ha scelto parole essenziali, rivolte prima di tutto alla sua squadra: «Abbiamo visto crescere i ragazzi, abbiamo visto nascere le loro famiglie. Per noi sono una famiglia». Accanto a lui i figli, Sara e Simone, e le collaboratrici più vicine, le nipoti Susanna e Gloria, richiamate come parte di un percorso condiviso. Poi il ringraziamento ai clienti: «Ci avete sopportato per quindici anni».
La decisione di chiudere, spiega, non è improvvisa. «Era già maturata: io e mia moglie abbiamo scelto di fermarci, di dedicarci alla famiglia e ai nipoti». Un percorso programmato, accelerato anche dalle prospettive sull’immobile. «Abbiamo anticipato per consentire a chi lavorava con noi di trovare una collocazione in tempo per la stagione. Oggi sono tutti sistemati».
Una scelta che coincide anche con un cambio di prospettiva personale: «Io ormai vivo a Cattolica, ho preparato il mio futuro, tra casa e orto». E sul possibile ritorno in politica la risposta resta netta: «No, c’è un tempo per tutto». Un passaggio che richiama però una convinzione rimasta intatta: «Il ricambio nelle istituzioni è fondamentale. Quando si resta troppo a lungo si rischia di usare il potere non più per costruire».
Con la serata del Taca Banda ha chiuso, di fatto, la propria esperienza pubblica. Senza retorica, ma con una presenza piena. E senza un vero addio. Perché, tra i tavoli, a fine cena, prende forma anche il prossimo passaggio: il nome Taca Banda tornerà il 30 agosto sulla spiaggia 127, per una serata tra cucina e musica, dopo quindici anni nello stesso posto. Queste sono ultime indiscrzioni che trapelano.
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