Riccione, Grand Hotel, la partita non è chiusa: il concordato finisce in Cassazione

Mentre sul fronte penale resta in piedi il sequestro del compendio del Grand Hotel, continua anche la battaglia civile legata al fallimento della Marebello, la società proprietaria del complesso. Una vicenda che parte dal 2023, quando il precedente concordato preventivo non andò a buon fine e il Tribunale dichiarò il fallimento. Oggi il nodo è un nuovo tentativo di chiudere la procedura senza arrivare alla vendita dei beni: il concordato fallimentare proposto da Gianni Andreatta.

A seguire questo fronte è il professor Stefano Barbiani, docente di procedura civile all’Università di Bologna. Il legale ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione con cui il Tribunale ha dichiarato improcedibile la proposta.

Il ricorso in Cassazione

Il piano punta a soddisfare i creditori attraverso un accordo, evitando la liquidazione del patrimonio all’asta.

La proposta, però, non è arrivata al voto di tutti i creditori perché il comitato ha espresso parere negativo. È proprio questo passaggio che Barbiani contesta: il comitato avrebbe deliberato senza un vero confronto collegiale e uno dei componenti avrebbe espresso il proprio voto senza piena consapevolezza dei suoi effetti. La difesa chiede quindi alla Cassazione di annullare il provvedimento e rinviare la questione al Tribunale di Rimini, in diversa composizione, per un nuovo esame.

Non è la prima volta che il voto dei creditori entra nella vicenda. Già nel concordato preventivo precedente al fallimento, la posizione di alcuni creditori contestati aveva aperto un contenzioso: la Corte d’Appello di Bologna sospese inizialmente le operazioni di liquidazione, ma il fallimento venne poi confermato.

La Cassazione, nel dicembre 2024, rilevò che quei creditori non avrebbero dovuto votare, osservando però che la questione avrebbe dovuto essere sollevata tempestivamente dai difensori di Andreatta.

Il nodo del concordato

Il nuovo concordato, sostiene Barbiani, prevede il pagamento integrale dei creditori non contestati, mentre per quelli il cui credito è oggetto di causa sarebbe riconosciuta una quota ridotta. La difesa contesta inoltre un finanziamento bancario da sei milioni destinato alla ristrutturazione dell’hotel, sostenendo che le somme non sarebbero state impiegate per quello scopo. Contesta anche i crediti di alcuni obbligazionisti, perché, secondo Barbiani, non risulterebbe il passaggio delle somme sui conti della Marebello. Su questi aspetti sono pendenti altri procedimenti giudiziari.

La partita civile si intreccia così con l’asta del Grand Hotel, fissata per il 23 settembre. Al momento il ricorso in Cassazione non risulta sospendere la vendita. La difesa punta però a riaprire l’esame del concordato, sostenendo che possa rappresentare un’alternativa alla liquidazione del patrimonio.

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