Ravenna: vittoria al Tar contro il ministero, niente rincari per il terminal portuale

RAVENNA - Il Tar del Lazio annulla gli aumenti dei canoni demaniali marittimi, accogliendo il ricorso presentato da Assiterminal e da 16 società terminalistiche italiane, tra cui Terminal Container Ravenna. Al centro della controversia c’è l’incremento del 25,15% applicato nel 2023 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, già dichiarato illegittimo dalla giustizia amministrativa ma successivamente recuperato nel calcolo dei canoni degli anni seguenti. Con la sentenza pronunciata lo scorso ottobre, i giudici hanno annullato, nei limiti indicati nelle motivazioni, il decreto ministeriale del 18 settembre 2025 e la successiva circolare del 31 ottobre, che avevano mantenuto quell’aumento nella determinazione delle tariffe.

La vicenda risale alla fine del 2022, quando il Ministero dispone un aggiornamento dei canoni demaniali per l’anno successivo utilizzando un indice Istat relativo ai prezzi alla produzione industriale. Il risultato è un incremento del 25,15%, particolarmente significativo per le imprese che gestiscono terminal e infrastrutture portuali in concessione. Nel gennaio 2025, però, il Tar del Lazio annulla il provvedimento, rilevando che l’indice utilizzato non è quello previsto dalla normativa vigente.

Il Governo interviene quindi con un decreto legge del maggio 2025, successivamente convertito in legge, che introduce espressamente la possibilità di utilizzare l’indice dei prezzi alla produzione industriale. Il Ministero applica la nuova disposizione anche ai calcoli precedenti, mantenendo così l’aumento del 2023 come base per determinare i canoni del 2024 e del 2025. Una scelta contestata dalle società terminalistiche, che tornano davanti ai giudici amministrativi.

Il Tar dà nuovamente ragione alle imprese. Secondo la sentenza, la norma introdotta nel 2025 non può essere considerata una semplice interpretazione della legislazione precedente, perché sostituisce un indice statistico con un altro, basato su criteri differenti. Di conseguenza, può produrre effetti per il futuro, ma non sanare retroattivamente un aumento già annullato.

I giudici osservano che, così facendo, il Ministero ha «di fatto recuperato un parametro illegittimo», rendendo nuovamente efficace per gli anni successivi un incremento cancellato da una precedente pronuncia. La sentenza riporta anche un esempio concreto: una misura unitaria del canone pari a 1,87022 euro nel 2022 era salita a 2,3408 euro nel 2023, proprio per effetto dell’aumento contestato. Su quest’ultimo importo erano stati poi calcolati gli aggiornamenti successivi, compreso quello del 2025, fissato al ribasso dello 0,65%.

Effetti su Ravenna

La decisione interessa direttamente anche il porto di Ravenna, attraverso la partecipazione al ricorso di Terminal Container Ravenna, insieme a operatori attivi negli scali di Genova, La Spezia, Napoli e Venezia. Le conseguenze economiche dovranno essere valutate sulla base dei singoli rapporti concessori: la sentenza non quantifica infatti gli importi eventualmente versati in eccesso, né dispone direttamente rimborsi alle imprese.

Il pronunciamento non elimina il principio dell’aggiornamento annuale dei canoni portuali, ma impone di non utilizzare retroattivamente l’incremento del 2023 già dichiarato illegittimo. Per il Ministero si apre quindi la questione della rideterminazione delle tariffe sulla base di criteri conformi alle decisioni dei giudici amministrativi. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti. Al. Monta.

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