A poco più di un anno dall’inaugurazione, si abbassa il sipario sulla Taverna Byron e sul bar ospitati all’interno del complesso dei Musei Byron e del Risorgimento, in via Cavour, nel cuore del centro storico di Ravenna.
Una chiusura che rappresenta una notizia destinata a lasciare il segno, considerando le aspettative che avevano accompagnato l’apertura del locale nel novembre 2024. Nonostante l’apprezzamento dei clienti e le numerose recensioni positive raccolte online, il progetto non è riuscito a trovare la sostenibilità necessaria per proseguire il proprio percorso.
A spiegare le ragioni della decisione è Massimo Serena Monghini, tra i titolari della Taverna Byron e storico ristoratore ravennate, da oltre vent’anni alla guida anche dell’Osteria del Tempo Perso. «Chiudiamo a fine maggio, alla scadenza del nostro periodo di affitto, che abbiamo deciso di non prolungare. Il nodo principale è che non abbiamo personale, soprattutto in cucina. Il nostro cuoco ha scelto di interrompere il rapporto di lavoro con noi e questo ha inciso in maniera determinante. La decisione, condivisa con i miei soci, è definitiva».
La carenza di personale qualificato, problema che da tempo interessa l’intero settore della ristorazione, è stata soltanto una delle criticità affrontate dalla gestione.
«Il locale della Taverna Byron – prosegue Serena Monghini – era molto impegnativo e comportava costi di gestione enormi, in particolare per quanto riguarda l’energia elettrica e le manutenzioni richieste da una struttura così grande e prestigiosa».
Nonostante l’epilogo, Serena Monghini non parla di fallimento. «Non la considero una sconfitta, anche se resta un grande dispiacere. Prima di aprire abbiamo atteso a lungo e investito molte risorse, affrontando il progetto con entusiasmo e convinzione. Ci credevamo davvero. I riscontri ricevuti in questi mesi sono stati per gran parte molto positivi, come dimostrano le recensioni pubblicate sui principali portali specializzati. Certamente ci aspettavamo risultati diversi, ma siamo stati penalizzati dalla scarsa visibilità del locale. Chi passa in via Cavour spesso non si accorge nemmeno della presenza del ristorante, perché manca una segnalazione adeguata. Abbiamo fatto presente il problema più volte, ma senza ottenere risposte concrete».
Resta quindi l’amarezza per un’esperienza durata meno del previsto, ma anche il ricordo di momenti importanti. «È stato comunque un percorso positivo – conclude Serena Monghini –. Il locale è splendido, il pubblico ci ha premiato con giudizi molto lusinghieri e abbiamo avuto anche l’onore di ospitare i Reali d’Inghilterra in una giornata che si è svolta nel migliore dei modi. Per questo motivo conserveremo soprattutto gli aspetti positivi di questa avventura».