E’ definitiva la radiazione del dottor Mauro Guerra dall’Ordine dei Medici Veterinari. Lo ha stabilito una sentenza della Commissione centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, che ha respinto il ricorso del veterinario 52enne di Sant’Antonio. La sanzione disciplinare è la più grave fra quelle previste dall’Ordine ed è stata presa in parallelo al procedimento penale ancora aperto nei confronti del veterinario, per il quale la Procura di Ravenna ha chiesto la condanna a 13 anni e 4 mesi.
Guerra è accusato di reati fiscali, fra i quali evasione per una frode contestata quantomeno tra il 2014 e il 2019. Si sommano poi i presunti maltrattamenti e uccisioni di animali, per via di interventi ed eutanasie eseguite secondo la Procura di Ravenna in maniera non ortodossa, senza le dovute sedazioni e in un contesto igienico sanitario precario; condizioni che nel corso dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Marilù Gattelli portarono al sequestro dell’ambulatorio di Sant’Antonio. Chiudono il quadro accusatorio la produzione e detenzione di farmaci, alcuni dei quali scaduti, la falsificazione dei libretti sanitari, lo smaltimento illecito di rifiuti speciali come i liquidi dell’apparecchio radiologico o a rischio igienico infettivo; infine la produzione, senza averne i requisiti, di miele e propoli.
I motivi della radiazione
Già nell’aprile del 2023 l’Ordine dei Medici Veterinari di Ravenna aveva disposto la radiazione del dottore sommando due distinti procedimenti disciplinari che ravvisavano la violazione di molteplici norme deontologiche. Ravvisava la decisione del Consiglio che i fatti contestati fossero “talmente gravi da giustificare di per sè la sanzione massima (...) anche a prescindere dal numero di episodi commessi”.
Tra le lacune venivano menzionate “una generale e ripetuta mal practice” e “la mancanza totale di consensi informati” per interventi ed eutanasie, olre a “una generale superficialità nell’affontare la pratica clinica e chirurgica”, pure eseguita in “totale assenza di antinfiammatori” e utilizzando in maniera non corretta la ketamina come unico antidolorifico.
Ampio il capitolo sulle anestesie, accusando il medico di ritenere “erroneamente perfetta la sua anestesia basandosi solo sull’immobilità apparente dell’animale”. Tra le “malpractice” menzionate, emergeva la scelta di farsi assistere dai proprietari durante gli interventi, peraltro senza protezioni. Infine venivano menzionate le condizioni dell’ambulatorio, “carenti” dal punto di vista igienico sanitario.
Ultimo aspetto, appunto, quello fiscale, fra la contestata contabilità in nero e la sospetta provenienza di 615mila euro in contanti.
Il ricorso dei difensori
In difesa del veterinario, i legali Claudio Maruzzi e Alberto Santoli (del foro di Ferrara) avevano impugnato la radiazione, sostenendone l’illegittimità innanzitutto per motivi formali riguardanti la riunione dei due procedimenti in uno. Ulteriori motivi del ricorso criticavano la mancanza di una specifica valutazione per ogni violazione contestata, chiedendo inoltre di rinviare la decisione finale all’esito del processo penale, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.
La radiazione definitiva
La Commissione disciplinare centrale mette ora in chiaro un aspetto. Lo si può riassumere così: procedimento disciplinare e giudizio penale non sono la stessa cosa. Anzi, sono indipendenti, scrivono gli estensori, «in ossequio al principio di autonomia tra i due tipi di giudizio». La sentenza precisa che il materiale probatorio trasmesso dalla Procura della Repubblica è più che sufficiente all’avvio del procedimento disciplinare anche senza sentenza di condanna, «per consistenza quantitativa e rilevanza e gravità dei fatti emersi». Si parla di una «valutazione unitaria e complessiva dei valori deontologici lesi», con «illeciti di significativa rilevanza disciplinare», ritenuti sufficienti «a fondare un giudizio di massima responsabilità». Condotte «incompatibili con la pietas, il decoro professionale, il rispetto della dignità dell’animale e dei principi etici della professione».
Condannato a risarcire l’Ordine
Guerra dovrà anche risarcire l’Ordine di Ravenna (assistito dall’avvocato Mauro Brighi) con 5mila euro, pari alle spese di giudizio. Sul fronte penale, invece, la sentenza è attesa per metà mese. Un rinvio dovuto alla perizia contabile chiesta a sorpresa dal giudice Piervittorio Farinella dopo la discussione del processo, che ha affrontato nello specifico le accuse “fiscali” mosse al dottore; quelle per le quali la Procura ha chiesto 7 anni di pena, che sommati ai 6 anni e 4 mesi oltre a 100mila euro di multa hanno fatto letteralmente lievitare l’eventuale condanna.