RAVENNA - Il giro di vite annunciato dalla Polizia locale ha portato al sequestro di 21 e-bike in poco meno di due mesi. L’obiettivo è contrastare la diffusione dell’uso scorretto di mezzi potenti e sempre più performanti. Il fenomeno è diventato un problema di sicurezza, soprattutto in città e nelle aree pedonali, dove purtroppo diverse persone sfrecciano con le biciclette elettriche incuranti dei rischi. Assomigliano a motorini, sono carenate e di solito i conducenti non accennano neanche a un giro di pedale.
«Siamo di fronte a un utilizzo pericoloso e molto diffuso - spiega il comandante della Polizia locale, Andrea Giacomini -. Questi mezzi a volte raggiungono velocità del tutto simili a quelle di un ciclomotore pur essendo classificate come biciclette. Sfrecciano nei centri storici, spesso anche sui marciapiedi e sotto i portici. Non tollereremo questi comportamenti e speriamo che gli interventi di queste settimane funzionino anche da deterrente».
Giacomini parla di un fenomeno trasversale a tutte le fasce d’età: «L’utilizzo scorretto delle e-bike non è riconducibile soltanto ai giovani. Fermiamo persone di tutte le età, dai ragazzi agli anziani. C’è un’illegalità diffusa e spesso i conducenti, una volta fermati, dichiarano di non essere a conoscenza dei limiti alla velocità, ma questo non li tutela dalle sanzioni. In più, per raggiungere determinate andature è necessario intervenire sul mezzo sbloccando un meccanismo di limitazione, quindi in realtà è necessaria un’azione del proprietario affinchè il mezzo sia in grado di andare più forte del consentito».
Per legge il motore di una e-bike può funzionare senza pedalata fino alla velocità di 6 km/h e con pedalata assistita fino a 25 km/h. In caso di violazione, sono previsti il sequestro amministrativo del mezzo e la confisca. La sanzione amministrativa va da un minimo di 158 euro a un massimo di 635 euro. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta. Dei 21 mezzi sequestrati, 3 sono stati confiscati, mentre in due casi sono in atto i ricorsi contro il provvedimento invocando la buona fede. Tutti gli altri 16 casi sono pendenti, ci sono infatti 60 giorni di tempo per fare ricorso.
I controlli si svolgono secondo precise procedure che prevedono innanzitutto un accertamento “speditivo” - attraverso la lettura del display contachilometri dopo aver sollevato la ruota motrice e azionato l’acceleratore, oppure, mediante il cosiddetto rullo - per verificare che il mezzo sviluppi autonomamente una velocità superiore ai 6 km/h, senza che il limitatore entri in azione. «Chi vuole raggiungere velocità superiori a quelle previste per l’e-bike - conclude il comandante - si deve rassegnare ad acquistare un ciclomotore con tutti gli obblighi, anche assicurativi, che ne derivano. La battaglia dell’obbligo del casco è stata persa negli anni Ottanta, ci si deve rassegnare. Le e-bike non sono motorini e non possono essere usate come tali».