Ravenna, dona la casa in cui vive alla figlia. Lei la vende e lui fa causa per ingratitudine, ma per il giudice il padre ha torto

Nel 2011 aveva aiutato la figlia con una cospicua somma per acquistare un’abitazione. Dodici anni dopo l’ha portata in tribunale chiedendo la revoca della donazione per «ingratitudine», dopo che la donna aveva venduto la casa in cui lui ancora viveva. È accaduto nel Ravennate, dove il Tribunale ha però dato ragione alla figlia. Secondo il padre, vedovo e pensionato, la vendita dell’immobile e l’invito a liberarlo, culminato - stando al suo racconto - in tensioni e minacce di chiamare i carabinieri, costituivano un’ingiuria grave tale da giustificare la revoca della donazione e una richiesta di risarcimento da 128mila euro. Ma il giudice ha escluso la sussistenza dell’“ingratitudine” prevista dal codice civile. Decisivo il fatto che la figlia avesse avvisato il padre con largo anticipo della vendita e avesse cercato con lui una soluzione abitativa alternativa. Elementi incompatibili, secondo il Tribunale, con quella «perversa animosità» necessaria per revocare una donazione.

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