Ravenna, centro di manicure vince il primo ricorso contro il Comune

RAVENNA - Dove finisce l’onicotecnica e dove inizia l’attività di estetista? È il nodo al centro del ricorso presentato dalla titolare di un’attività di via Canalazzo, contro il Comune di Ravenna. Sulla vicenda il Tar di Bologna ha sospeso la diffida dell’amministrazione e la titolare del negozio potrà quindi continuare a svolgere la propria attività in attesa della decisione definitiva del Tribunale, fissata per metà dicembre. I giudici hanno infatti accolto la richiesta cautelare presentata dalla donna, assistita dalle avvocate Monica Miserocchi e Cecilia Semprini, ritenendo che fossero presenti i presupposti per sospendere il provvedimento comunale.

La vicenda nasce dalla diffida notificata lo scorso 8 maggio dal Servizio Attività produttive ed economiche di Palazzo Merlato. Secondo l’amministrazione, alcune delle prestazioni effettuate nel centro sarebbero andate oltre la semplice attività di onicotecnica, focalizzata sulla cura e decorazione delle unghie, entrando nel campo riservato agli estetisti qualificati. Nel mirino erano finite, in particolare, la ricostruzione strutturale delle unghie, il taglio delle cuticole e altri trattamenti che prevedono interventi a contatto con la pelle. Con la diffida, il Comune aveva imposto alla titolare di limitarsi alla sola decorazione delle unghie, eliminando dal listino le prestazioni ritenute non consentite e rimuovendo dai locali la “strumentazione tagliente e acuminata”. Una prescrizione che, secondo quanto paventato nel ricorso, rischiava di portare verso “la totale chiusura dell’attività, non potendo svolgere la medesima in modo differenziato (e come richiesto dall’Amministrazione) rispetto al passato”.

Nel valutare la richiesta di sospensione, il Tar ha evidenziato la necessità di un approfondimento nel merito, “tenuto conto, da un lato, dell’assenza di una specifica disciplina normativa (nazionale e regionale) relativa alla attività di onicotecnica e, dall’altro, dei pertinenti rilievi svolti dall’Ausl di Ravenna in occasione del sopralluogo”. Nel ricorso sono stati contestati anche gli orientamenti regionali e alcuni pareri della Commissione regionale per l’artigianato richiamati dal Comune, secondo il quale la ricostruzione e l’applicazione delle unghie artificiali rientrerebbero tra le attività soggette ai requisiti professionali previsti per gli estetisti. In attesa di sciogliere il nodo nell’udienza di dicembre, il Tar ha quindi sospeso la diffida del Comune.

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