I familiari di Stefano Poletti, l’operaio 59enne di San Bartolo che morì schiacciato da una pala gommata il 14 novembre 2023 mentre lavorava al Polo Chimico di Ravenna, si sono costituiti parte civile nel processo che vede imputato il conducente del macchinario, 38enne macedone. Madre, padre e fratello del defunto, assistiti dagli avvocati Francesco Papiani e Francesco Frigieri, e la moglie rappresentata dal legale Carlo Benini, hanno anche chiesto al giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti la citazione come responsabile civile della società Italposa srl, per la quale lavorava l’imputato, e della relativa compagnia assicurativa. Il processo è stato quindi rinviato per dare tempo alla difesa del ruspista, tutelato dall’avvocato Marco Martines, di definire la propria scelta processuale.
Di fatto si tratta di un passaggio che segue il colpo di scena in una vicenda che aveva già visto un inaspettato cambio di rotta sulla tragedia avvenuta all’interno dell’isola 32 nel comparto Enichem di proprietà di Eni e Ravenna Servizi Industriali. Al termine delle indagini preliminari la Procura aveva infatti chiesto l’archiviazione dall’accusa di omicidio colposo. Erano state le prime risultanze dell’inchiesta a portare gli inquirenti ad escludere profili di responsabilità penale nei confronti del conducente della ruspa o di terzi. Era stato accertato un presunto “comportamento anomalo” da parte di Poletti; quella mattina il 59enne si era allontanato dalla propria area di lavoro, avvicinandosi alla pala gommata condotta dall’altro operaio, distante circa un centinaio di metri. Quest’ultimo, in manovra in retromarcia, lo aveva travolto, uccidendolo praticamente sul colpo.
Erano state però le insistenze dei familiari a fare breccia. La loro opposizione alla richiesta di archiviazione aveva appunto portato il gip a disporre nuovi accertamenti. Da qui - ecco la novità di cui fino a ieri non si sapeva nulla - la Procura ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del conducente del mezzo. Stando al capo d’accusa, la vittima avrebbe sì compiuto alcuni movimenti non corretti, come avvicinarsi all’area di lavoro dell’altro operaio senza prima avvisarlo. Ma anche il 38enne non avrebbe rispettato in modo ortodosso il protocollo per la sicurezza. Nello specifico effettuò la manovra in retromarcia senza utilizzare la retrocamera con display, accortezza che gli avrebbe probabilmente consentito di vedere Poletti alle sue spalle e fermarsi tempestivamente.
E’ drammatica la sua testimonianza riportata nelle memorie dei familiari della vittima. L’operaio riferisce che era stato Poletti - socio-lavoratore della Raccagni Srl, peraltro esperto e giunto a un passo dalla pensione - a chiedergli di sistemare il terreno nel quale era in corso la posa di alcune tubature. Poletti si era a suo dire allontanato. Nel corso della manovra il 38enne sentì tuttavia “una botta”. Andò in avanti e si accorse dei averlo investito. Inutili i soccorsi.
Ora, alla luce delle nuove risultanze, il processo pare alle porte. I familiari della vittima hanno chiesto risarcimenti da 150mila a 300mila euro.