Le spoglie del poeta Dino Campana contese da due città, polemiche

Il paese natale rivendica le spoglie del suo personaggio più illustre, ma è subito polemica: Scandicci, dove si trova la tomba di Dino Campana, non ci sta. La sindaca Claudia Sereni risponde “piccata” al collega marradese Tommaso Triberti, che aveva chiesto di «avviare un confronto sereno e condiviso».

Nei giorni scorsi insieme a Triberti avevano firmato la lettera - inviata alla sindaca, alla Regione Toscana e all’arcivescovo di Firenze - anche il presidente della Fondazione Marradi Cultura, Riccardo Nencini, e il presidente del Centro Studi Campaniani, Walter Scarpi.

Dalla prima cittadina è arrivato un no secco: «La storia va rispettata per quello che è – ha sostenuto Sereni -. Le spoglie di Dino Campana sono in uno dei luoghi millenari di cultura più importanti dell’area fiorentina, quindi c’è una relazione fortissima e inscindibile».

A supporto della sindaca è sceso pure don Carlo Maurizi, parroco della Badia a Settimo (dove si trova la tomba): «L’abbazia deve continuare ad ospitare le spoglie di Dino Campana».

Insomma uno dei massimi esponenti della letteratura italiana del ‘900 oggi è anche un poeta conteso. Finora non si sono espressi né il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, né il l’arcivescovo Gherardo Gambelli.

In merito al diniego, la sindaca di Scandicci rivolgendosi al presidente della Regione ha rilanciato, avanzando una sua proposta: «Campana è stato un uomo di mondo arrivato a Castelpulci, dove è stato per 14 anni ed è morto. Questo legame non si può cambiare: la Regione ci potrebbe aiutare nell’istituire un itinerario forte, con un investimento significativo, ritrovando lei stessa in Campana una delle voci più interessanti e autorevoli della nostra produzione poetica».

Campana non sarebbe da “ritrovare” come poeta, ormai riconosciuto a livello internazionale, semmai meriterebbe forse di riposare in pace.

Enrico Gurioli, studioso di Campana, tra i fondatori del Centro studi marradese che ha vissuto in prima persona precedenti tentativi di riportare le spoglie a Marradi, afferma in proposito: «Quella di Scandicci è un’appropriazione indebita delle spoglie, perché Campana non ha scelto lui di andare a Scandicci, ma ce lo hanno portato, controvoglia e pure in modo misterioso. A Scandicci è tuttora sepolta una brutta storia difficile da condividere: Campana non ha bisogno di essere raccontato attraverso la sua follia, né ha bisogno che la sua sepoltura continui a rappresentare simbolicamente i luoghi della sua sofferenza».

La vicenda sta creando parecchi rumors nell’alta valle del Lamone e a Faenza. A sdrammatizzare con ironia è Leonardo Chiari, esponente del Centro Studi Campaniani: «Se non possiamo riavere le spoglie del nostro poeta, già che ci siamo, sarebbe bello almeno riuscire a riportare a Marradi i resti di Filippo Tramonti, pure lui nostro compaesano, sepolto a Bologna. In fondo ha fatto tanto e continua a fare tanto per tutti noi». Filippo Tramonti, compagno di liceo di Campana, è colui che in foto, ancora oggi tutti scambiano per il poeta.

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