Rimpallo “avvelenato” tra Forlì e Ravenna sulla stazione elettrica di Terna per la Dorsale Adriatica: dopo i comitati forlivesi, anche quelli ravennati ribadiscono di non volere la stazione di conversione dietro casa. Giovedì sera all’assemblea cittadina la comunità delle Ville Unite ha fatto sentire un sonoro No, avviando una raccolta firme che in meno di 24 ore ha raggiunto quota 200. «L’assemblea è stata estremamente proficua - dichiara Mauro Rubboli, presidente del Comitato cittadino di San Pietro in Campiano -. Ci saranno state 140 persone in una sala con una capienza massima di 80. Abbiamo dovuto aprire porte e finestre cosicché chi era rimasto fuori potesse sentire». Per Rubboli la grande affluenza è il segno di un interesse che non riguarda solo il suo paese, ma tutte le realtà della zona, che insieme contano 10.000 abitanti. Lo scopo dell’assemblea era divulgare alla cittadinanza «un po’ di informazioni corrette» sulla possibile stazione. L’ipotesi riguarda un’area agricola di 12 ettari a San Pietro in Campiano, di cui la comunità è venuta a sapere solo di recente. «Noi siamo venuti a conoscenza di questa possibilità solamente un mese fa e per vie traverse - racconta Rubboli - alcuni proprietari terrieri sono stati contattati da Terna per fare dei rilievi sui loro appezzamenti. Il motivo? Stavano valutando le caratteristiche geologiche con l’idea di realizzare lì la centrale di conversione elettrica». Un’operazione analoga era già stata condotta qualche mese prima da Terna su alcuni terreni nelle località di Borgo Sisa e Durazzanino, in provincia di Forlì.
Secondo i primi disegni progettuali, presentati alle amministrazioni comunali e regionali nel maggio scorso, il progetto di Terna indica come possibili sedi della stazione Borgo Sisa o Durazzanino, entrambe vicine alla centrale di arrivo della Dorsale, situata a Durazzanino. San Pietro in Campiano, sottolinea il comitato, non è nominato nei disegni: «Originariamente l’azienda non parlava di nessuna alternativa, che ad oggi sarebbe San Pietro in Campiano nella zona tra via Erbosa e via Becchi Tognini, a pochi passi dal centro abitato e da un doppio impianto di biometano», spiega Rubboli.
A preoccupare il Comitato cittadino è la localizzazione scelta per la stazione, non la sua realizzazione in sé per sé: «Non ci opponiamo alla centrale di conversione che rientra in un progetto di decarbonizzazione di interesse pubblico, ma vogliamo che vengano rispettati gli accordi presi congiuntamente tra Regione, amministrazioni di Ravenna e Forlì e Terna», afferma Rubboli. I rischi evidenziati riguardano ambiente, salute e sicurezza degli abitanti e preservazione del patrimonio archeologico. «Una settimana fa si è formato il comitato per il No che ha stilato almeno sei ragioni contro la realizzazione della stazione in questa zona. Dal rischio alluvionale passiamo ai possibili effetti collaterali sulla salute degli abitanti e dei 400 alunni del polo scolastico. Per non parlare della vicinanza con l’impianto del biometano che negli ultimi anni ha preso fuoco diverse volte» continua Rubboli che ricorda anche il grande potenziale archeologico dell’area.
Sul fronte forlivese le posizioni sono speculari. Simili motivazioni sono state espresse anche dai comitati delle comunità forlivesi di Poggio, Malmissole e Durazzanino che rifiutano «l’idea di diventare la discarica energetica della Romagna» e attaccano «la logica dello scaricabarile tra vicini».
Assente all’assemblea il Comune di Ravenna, che si era già schierato in precedenza contro la realizzazione della stazione a San Pietro in Campiano. «Noi abbiamo invitato anche le istituzioni locali, ma visto che siamo ancora in una fase preliminare hanno preferito non partecipare», conclude Rubboli.