Intelligenza artificiale, per il 44% degli emiliano-romagnoli minaccia la sopravvivenza dell’umanità

BOLOGNA. L’intelligenza artificiale? Gli emiliano-romagnoli la vorrebbero applicata principalmente al campo della sicurezza, della medicina e dell’istruzione. Pensano che potrà contribuire alla qualità della vita e alla semplificazione quotidiana, ma sono prudenti rispetto agli effetti che porterà su occupazione e previdenza sociale, prevedendo rischi di precarizzazione. Addirittura il 44% degli intervistati la ritiene una “minaccia per la sopravvivenza dell’umanità”: 13% molto, 31% abbastanza. L’IA è uno strumento di cui colgono sia le opportunità, sia i rischi e sul quale chiedono regole certe, in particolare per contrastare gli effetti che può produrre in termini di disinformazione e fake news (59%) e si chiede un ruolo forte in tal senso agli enti pubblici.

Gli autori della ricerca

Sono solo alcuni tra i punti rilevanti della ricerca “Emilia-Romagna e l’Intelligenza Artificiale: percezioni, preoccupazioni e aspettative dei cittadini” che il coordinamento dell’Agenda Digitale della Regione Emilia-Romagna e Lepida hanno affidato al Centro studi Observa - Science in society, un centro di ricerca indipendente.

La ricerca, come spiega la Regione, è stata condotta su un campione rappresentativo di 500 persone ed è stata presentata ieri ai rappresentanti dei Comuni dell’Emilia-Romagna nel corso di un evento online con l’assessora regionale all’Agenda digitale, Elena Mazzoni, cui è intervenuto, tra gli altri, il ricercatore in sociologia dell’Università di Ferrara e membro del direttivo di ricerca di Observa - Science in society, Andrea Rubin.

Se ne parla a tavola

Rispetto alla media nazionale l’Emilia-Romagna si distingue per un dato curioso: il ruolo di parenti e amici come canale informativo è più alto. In altre parole, l’IA non è più un tema lontano, se ne parla a tavola, tra colleghi o nei gruppi familiari, segno che la tecnologia ha iniziato a entrare davvero nelle conversazioni ordinarie. Dalla ricerca di Observa Science in Society, emerge inoltre un atteggiamento prevalente di cauto ottimismo.

Le condizioni

Ben il 73% accetta l’uso dei grandi modelli linguistici (come ChatGpt) a condizione che siano fortemente regolamentati, mentre solo una minoranza - tra il 12 e il 14% - li incoraggerebbe o, al contrario, li rifiuterebbe del tutto. Il consenso aumenta, riporta ancora la Regione, quando si parla di applicazioni specifiche: il 72% degli emiliano-romagnoli si dice favorevole all’uso dell’IA per migliorare la sicurezza, ad esempio con algoritmi di riconoscimento facciale, e il 70% nel campo della medicina. Anche l’istruzione (50%) ottiene una buona quota di consenso.

Ma si scende drasticamente nel caso di giornalismo e informazione (30%) e selezione e gestione del personale (28%).

Il pericolo

L’Intelligenza Artificiale viene vista coma una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità dal 44% degli intervistati: il 13% dice molto, il 31% dice abbastanza, il 43% risponde poco e solo il 12% dice per nulla.

Il 12% è molto d’accordo sull’affermazione che le macchine prima o poi potranno sostituire tutte le attività umane (il 34% dice abbastanza). Mentre c’è un 26% di intervistati che non è per nulla d’accordo sull’affermazione che dice che l’intelligenza artificiale è superiore a quella umana.

Guardando poi al futuro, circa un intervistato su quattro si aspetta effetti prevalentemente positivi (24%), mentre il 25% prevede conseguenze negative. La maggioranza, però, si colloca in una zona intermedia, sospesa tra entusiasmo e cautela: il 42% ritiene che gli effetti saranno “allo stesso tempo positivi e negativi”.

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