Imola. Non ce l’ha fatta il lavoratore precipitato dal tetto del capannone

Non ce l’ha fatta Umberto Ravagnani, il 55enne originario del Bolognese ma residente a Faenza, che lo scorso 18 giugno è rimasto gravemente ferito dopo un volo di alcuni metri dal tetto di un capannone sul quale stava lavorando. Le sue condizioni erano parse immediatamente critiche dopo la caduta, provocata, secondo quanto ha confermato la Medicina del lavoro, dallo sfondamento della copertura in cemento-amianto in fase di smantellamento da parte della ditta per cui lavorava, la Lattoneria Imolese. L’azienda di cui Ravagnani era dipendente come lattoniere, inquadrato come metalmeccanico, stava operando alla bonifica della copertura nella sede della Andalò Gianni, che li aveva incaricati, in via Serraglio.

Il Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Azienda Usl di Imola, intervenuto sul posto, è tuttora impegnato negli approfondimenti del caso. «Allo stato degli accertamenti - ha fatto sapere ieri la stessa Ausl - non si è proceduto al sequestro probatorio dell’area, in quanto gli elementi tecnici essenziali relativi alla dinamica dell’infortunio risultano già ricostruibili e non sono state rilevate condizioni di pericolo attuale per le persone impegnate nelle attività, che stanno operando con l’utilizzo delle previste misure di sicurezza, tra cui i sistemi di protezione anticaduta. Restano in corso gli ulteriori accertamenti finalizzati a completare la ricostruzione dell’accaduto e a valutare eventuali profili di responsabilità».

La mobilitazione dei sindacati

Da anni non si verificavano infortuni mortali sul lavoro nel circondario imolese, la notizia del decesso, avvenuto intorno alle 23 di lunedì e comunicato ufficialmente ieri mattina, ha fatto scattare la mobilitazione dei sindacati. Le segreterie territoriali dei sindacati dei metalmeccanici Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil hanno proclamato unitariamente uno sciopero generale di 8 ore o per l’intero turno di lavoro per la giornata di venerdì prossimo con presidio dalle 9 alle 11 presso la rotonda all’intersezione tra via Serraglio e via Romagnoli, non lontano dal luogo del tragico infortunio. Lo sciopero vede l’appoggio anche delle confederazioni Cgil Imola, Cisl Area Metropolitana Bolognese e Uil Emilia-Romagna.

«L’ennesimo grave episodio sul nostro territorio dimostra come la sicurezza nei luoghi di lavoro e nei cantieri sia ancora drammaticamente trattata come un costo o una variabile dipendente della produttività, anziché come una priorità assoluta e inderogabile - dicono Marco Valentini della Fiom, Massimo Mazzeo della Fim e Giuseppe Rago della Uilm-. Non si tratta di fatalità, ma di un sistema che necessita di una svolta radicale nei controlli, nella formazione e nell’organizzazione del lavoro oltre ad un vero cambio di passo che deve mettere al centro di imprese e lavoratori la cultura della sicurezza e il rispetto assoluto delle norme. Esprimiamo innanzitutto la nostra totale vicinanza e solidarietà alla sua famiglia. Questo sciopero è un atto di protesta e di dignità necessario per dire basta e per esigere che la salute e la vita di chi lavora tornino al centro dell’agenda politica ed economica del Paese e del nostro territorio». Con questa mobilitazione, le organizzazioni sindacali chiedono con forza: più controlli e ispezioni continue e preventive nei luoghi di lavoro e nei cantieri, ​investimenti reali nella sicurezza e una formazione continua, seria e certificata per tutti i lavoratori e le lavoratrici e per le imprese,​ il blocco della catena dei subappalti, che spesso frammenta le responsabilità e indebolisce le tutele e ​sanzioni severe per le aziende che non rispettano le norme del Testo Unico sulla Sicurezza.

​Il cordoglio della città

«A nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità di Imola, esprimo il più sentito cordoglio e la massima vicinanza alla famiglia, ai colleghi e ai suoi cari - ha commentato ieri il sindaco di Imola Marco Panieri -. Di fronte a questa drammatica perdita, si rinnova l’urgenza di un impegno comune e quotidiano sul tema della sicurezza, che deve vedere uniti le istituzioni, il mondo economico e le rappresentanze sindacali, con le quali il dialogo resta costante e prioritario. La tutela della vita di chi lavora è un dovere assoluto che non ammette deroghe. Questo ambito richiede oggi una responsabilità sempre maggiore da parte di tutti, specialmente di fronte ai diversificati pericoli connessi all’attività lavorativa, compresi quelli legati alle condizioni del periodo estivo. Nel ribadire la piena fiducia nelle autorità competenti che stanno accertando la dinamica dell’accaduto, invito tutti i soggetti del territorio a collaborare attivamente per rafforzare la cultura della prevenzione e garantire il rispetto rigoroso di ogni misura di protezione».

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