«Nessuno ha chiuso occhio sotto le bombe, pregate per noi». Inizia così la testimonianza rilasciata da un missionario riminese, don Aldo Fonti, che da tempo vive in Venezuela e che, all’indomani del raid aereo sferrato dagli Stati Uniti, racconta quanto sta avvenendo. «Questo attacco non è stato un fulmine a ciel sereno - premette il sacerdote in un messaggio telefonico -, ipotizzavamo che prima o poi sarebbe accaduto. Visto che sono state prese di mira soprattutto le basi militari nel territorio circostante si respira una relativa calma, soprattutto perché è stata risparmiata la popolazione civile, ma nessuno ha dormito - concede il romagnolo -. Tutti sono rimasti alla finestra o si sono riversati in strada. Circolano comunicati del governo e degli Stati Uniti, ma posso rassicurarvi anch’io riguardo alla nostra sicurezza». Intanto le direttive invitano a non uscire di casa per 24 ore; quanto allo spazio aereo, resterà chiuso anche ai voli nazionali ma al netto dei comunicati «è difficile dire - conclude - quali sviluppi riservi la situazione». Da qui il suo invito ai romagnoli «affinché preghino per il popolo venezuelano e l’intero Paese» concludendo il resoconto con la voce che tradisce una punta di amarezza. «Abbiamo festeggiato la giornata della pace, l’1 gennaio scorso - sottolinea - eppure si continua a programmare guerre dappertutto».
Il racconto del religioso romagnolo sotto le bombe in Venezuela: «Raid atteso, pregate per la pace»
- 03 gennaio 2026