Trovare lavoratori è sempre più difficile per le imprese romagnole. Un problema strutturale che attraversa settori diversi - dall’industria manifatturiera al turismo, dai servizi all’artigianato - e che si intreccia oggi con un’altra grande trasformazione: l’irruzione dell’Intelligenza artificiale nei processi produttivi e organizzativi. Due dinamiche apparentemente opposte, ma destinate a incrociarsi sempre più spesso nel prossimo futuro.
Secondo le più recenti rilevazioni camerali, oltre la metà delle aziende del territorio segnala difficoltà nel reperire figure professionali adeguate, soprattutto tecnici specializzati, operai qualificati, profili amministrativi evoluti e personale nei servizi. Un mismatch che non riguarda solo la quantità di lavoratori disponibili, ma soprattutto le competenze richieste da un mercato in rapida evoluzione.
In questo scenario si inseriscono le riflessioni che emergono dall’“Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI”, promosso dall’imprenditore e formatore romagnolo Gianluca Spadoni. La ricerca, realizzata su un panel di oltre 1.200 micro e piccoli imprenditori, fotografa un cambiamento profondo: molte professioni tradizionali rischiano di essere ridimensionate o addirittura sostituite dall’Intelligenza artificiale nei prossimi vent’anni. In cima alla classifica delle professioni considerate “a rischio” compaiono cassieri di supermercati e banche, operatori turistici, camerieri (al Sigep 2025 uno dei premi per l’innovazione intitolati a Lorenzo Cagnoni è andato alla Bob Robotics e al personale di sala robot), ma anche avvocati, giudici, traduttori, scrittori e contabili.
«Le attività più colpite - spiega Spadoni - saranno quelle a basso valore aggiunto, poco differenziate e altamente ripetitive. Tutti quei lavori in cui si fanno sempre le stesse cose e dove oggi l’Intelligenza artificiale riesce a raccogliere, analizzare e decidere più velocemente dell’uomo». Un processo che, secondo l’imprenditore romagnolo, non va letto però solo in chiave negativa. «Le invenzioni non si possono disinventare. L’impatto dell’IA sarà positivo se sapremo governarlo, trasformandolo in una rivoluzione culturale e cognitiva».
In Romagna, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da piccole e medie imprese, l’IA potrebbe diventare anche una risposta indiretta alla carenza di manodopera. Automazione dei processi amministrativi, customer service digitale, analisi dei dati e marketing intelligente possono liberare tempo ed energie, consentendo alle aziende di concentrarsi sulle attività a maggior valore.
Non tutti i mestieri, però, sono destinati a scomparire. Dall’Osservatorio emerge come l’artigianato tradizionale sia meno esposto alla sostituzione tecnologica. Calzolai, tessitori, conciatori e altri mestieri manuali legati al saper fare restano centrali, soprattutto se capaci di integrare le nuove tecnologie. «L’artigiano che aggiunge valore con le proprie mani e il proprio sapere - sottolinea Spadoni - potrà recuperare margini e competitività, usando l’IA per il marketing, la gestione dei clienti e la promozione».
È qui che si gioca una delle partite decisive per il territorio: trasformare la difficoltà di trovare lavoratori in un’occasione per ripensare modelli organizzativi, formazione e competenze.
«Il Made in Italy continuerà a distinguersi - conclude Spadoni - e forse parleremo sempre più di “Made by Human”. Il valore di ciò che è fatto dall’uomo non scomparirà, ma dovrà dialogare con la tecnologia».