L’inno nazionale non era ancora iniziato quando l’aula è letteralmente esplosa. Sguardi tesi, banchi dell’opposizione che si svuotano - a onor del vero anche alcuni componenti della maggioranza e più precisamente i consiglieri della Civica - e la seduta del Consiglio comunale salta per mancanza del numero legale. A scatenare il caos e a incendiare la giornata politica sono state alcune magliette bianche sfoggiate dai consiglieri di Fratelli d’Italia con sopra impressa una scritta pesante come un macigno: “L’Italia agli italiani”.
Un gesto che ha spinto il presidente dell’assise cittadina, Loris Ceredi, a congelare i lavori, chiedendo l’immediata rimozione delle t-shirt. Solo dopo il “cambio d’abito” forzato la seduta è potuta ripartire, trasformandosi però in un aspro e durissimo scontro. A rompere il ghiaccio è stato Paolo Farneti (FdI), rivendicando il gesto: «Oggi abbiamo assistito a una prova di grande democrazia. Ci siamo messi una maglia assolutamente innocente e sono stato costretto a toglierla perché il Pd, uscendo, fa venir meno il numero legale. Qui o metti la bandiera della Palestina o loro escono. “L’Italia agli italiani” non ha nulla a che fare con chissà quali motti, era solo per esprimere solidarietà ai ragazzi del liceo di Cesena che hanno espresso la loro opinione». Sulla stessa linea il capogruppo, Fabrizio Ragni, che ha ceduto sul vestiario ma non sulla linea politica: «La maglietta me la sono tolta solo per far proseguire i lavori, ma la scritta per me rimane. Da oggi saremo inflessibili, non tollereremo t-shirt con scritte precise».
Un assist raccolto subito dalla Lega con Alberti Bentivogli, che ha sollevato il tema del doppio pesismo: «Se questo è il principio, allora mi si deve motivare perché i colleghi si sono dovuti togliere la maglia mentre in altre occasioni altri consiglieri ne indossavano alcune che evocavano chiari significati». Diametralmente opposta la lettura delle minoranze, salite sulle barricate. «Siamo usciti dall’aula perché non è accettabile che uno striscione di chiara matrice fascista, portato da Casa Pound sfruttando l’immagine di alcuni studenti, venga riportato su una maglietta in questo consiglio comunale», ha tuonato Alessandro Gasperini, capogruppo del Pd. Il dibattito ha però travalicato il semplice nodo del dress-code. Diana Scirri (Avs), ha voluto fare una profonda distinzione sul valore dei messaggi: «Io indosso spesso magliette con scritte politiche, antifasciste, ecologiste o femministe e non chiedo censure o divieti. La politica è fatta di corpi e simboli, non credo in un’aula sterilizzata. Una scritta come “L’Italia agli italiani” non è semplice amore per il proprio Paese». A riportate l’ordine è stato il segretario generale dell’Ente, Luca Uguccioni: «Il presidente ha il compito di regolare i lavori e far rispettare le norme. Sebbene la libertà di abbigliamento sia personale, il rispetto della dignità dell’aula e della decenza è un dovere che vale per tutti».