Emilia-Romagna, via ai saldi ma c’è chi chiede di spostarli in avanti

ROMAGNA. Saldi al via da oggi in Emilia-Romagna. Proseguiranno fino a martedì 3 marzo. Per la Regione sono un’occasione sia per le attività commerciali sia per i centri storici.

«I saldi», spiega l’assessora regionale al Turismo e al Commercio, la riminese Roberta Frisoni, «rappresentano un momento importante per la nostra rete commerciale, che conta circa 4.800 esercizi sul territorio regionale. Sono un’opportunità concreta di risparmio per le famiglie, ma anche uno strumento prezioso per le attività commerciali, che possono rilanciare le vendite e intercettare nuovi clienti. Allo stesso tempo, i saldi contribuiscono a rendere più vive le nostre città favorendo la frequentazione dei centri storici, dei borghi e delle località turistiche. In questo periodo festivo, in particolare, molte città e destinazioni turistiche, nei borghi e sulle nostre cime propongono iniziative, eventi culturali e appuntamenti serali che si integrano con l’apertura dei negozi, creando occasioni di socialità e rendendo ancora più attrattiva l’esperienza di acquisto per cittadine, cittadini e turisti».

Restano confermate anche per quest’anno le regole già in vigore nelle precedenti stagioni. In particolare il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti l’avvio dei saldi per alcune categorie merceologiche, tra cui abbigliamento, calzature, accessori, biancheria intima, pelletteria e tessuti per l’abbigliamento e l’arredamento. È inoltre previsto l’obbligo di esporre in modo chiaro e separato la merce oggetto di saldo rispetto a quella venduta a prezzo ordinario, a tutela della trasparenza e dei consumatori.

“Rapporto fiduciario”

«Mentre perdurano le vendite natalizie sino all’Epifania, c’è molta attesa nel Cesenate per i saldi, appuntamento importante per il rilancio dei consumi di moda e per il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie. I saldi generano, benefici diffusi: consentono ai consumatori di acquistare prodotti di qualità e durevoli a prezzi convenienti e, allo stesso tempo, contribuiscono a vivacizzare i centri urbani», spiega Giorgio Piastra, direttore Confcommercio cesenate, che dà una lettura positiva dell’appuntamento. «Si tratta di un’esperienza che garantisce ai consumatori convenienza, trasparenza e fiducia, anche grazie ad una data di avvio certa in tutta Italia e a una durata definita. Nei saldi, grazie al servizio e alla consulenza dei commercianti, gli acquisti sono più consapevoli e sostenibili. Nel Cesenate sono tradizionalmente molto sentiti e costruiti sul rapporto fiduciario tra negozianti e clienti. Per le imprese sono una parte significativa degli incassi annuali e ci sono aspettative, anche se da sempre occorre che passi un po’ di tempo prima che i saldi entrino nel vivo».

Spesa media 130-140 euro

Confcommercio nazionale dice che in media ogni consumatore spenderà 137 euro. In totale 4,9 miliardi di euro da partte di 16 milioni di famiglie.

«Nel territorio cesenate», aggiunge Piastra, «ci si attesta su simili soglie, tra 130 e 140 euro di spesa individuale. Ragionare più estesamente in termini di saldi impone di considerare la realtà complessiva che sperimentano le attività di prossimità e si pone dunque come fondamentale sostenere in tutti i modi (legislativi e urbanistici in primis) il commercio di vicinato che è tradizione ed identità e sostenerlo nelle scelte future del mercato, rendendo il centro come le periferie luoghi fruibili e aperti di incontro, decorosi, sicuri ed accoglienti. Il commercio è vita, relazione ed ospitalità».

C’è chi dice no

Per Federconsumatori Rimini e per Confesercenti Forlì, i saldi invernali sono depotenziati. «Come ogni anno in questa occasione», spiega Federconsumatori Rimini, «l’Osservatorio Federconsumatori ha stimato il ricorso alle vendite promozionali da parte delle famiglie: la spesa media sarà di 171,90 euro a famiglia (-1,7% rispetto a gennaio 2025), ma appena un terzo delle famiglie approfitterà delle promozioni, avendo già usufruito degli sconti che si sono susseguiti in occasione del Black Friday e dei cosiddetti pre-saldi. Tra queste, esiste un forte divario: vi sono infatti famiglie che spenderanno cifre ben superiori a questa media (anche oltre 340 euro), altre che acquisteranno solo l’indispensabile e altre ancora rinunceranno del tutto agli acquisti».

Federconsumatori ricorda poi le «condizioni economiche delle famiglie italiane, ancora precarie». Una situazione poco favorevole ai consumi.

«Un evento, quello dei saldi invernali, oramai in sofferenza da lungo tempo”, dice in una nota Confesercenti Forlì. «estremamente depotenziato da una data di avvio sempre più precoce che nulla ha a che vedere con la definizione di “fine stagione” e dalla moltitudine di vendite anticipate, che già a partire dal 26 dicembre vanno a consolidare un periodo promozionale “di fatto”, soprattutto nel settore moda. Subito dopo Natale, infatti, offerte e ribassi compaiono in anticipo, spesso attraverso formule riservate alla propria clientela: inviti, iniziative dedicate ai fidelizzati, promozioni su canali diretti che invitano a partecipare a “saldi privati”, “pre-saldi”, “winter pre-sale”, “Christmas sales” ed “exclusive sales”. Molte formule, ma la sostanza è la stessa: offerte promozionali che anticipano la data ufficiale di avvio dei saldi».

“Dinamica in contrasto con molte normative”

Per Confesercenti si tratta di «una dinamica in contrasto con molte normative regionali, che vietano promozioni nei 30 o 45 giorni precedenti ai saldi e che, purtroppo, restringe sempre più la finestra temporale di vendita “a prezzo pieno” rendendo sempre meno leggibile il quadro degli sconti. Il trimestre novembre-gennaio si è trasformato in una stagione di promozione continua, sotto la spinta di outlet, mall e canale online, con i negozi che vengono “trascinati” dentro la competizione promozionale per non perdere flussi e clientela».

«Un contesto», aggiunge Fabio Lucchi, vice direttore Confesercenti Forlì, «sempre più penalizzante per il tessuto imprenditoriale tradizionale, che sebbene venga considerato fondamentale per mantenere vitali le nostre città, i nostri centri storici, per non parlare delle nostre comunità diffuse nel comprensorio forlivese, anche in termini di sicurezza e presidio sociale ed economico, continua a vedere inascoltata una delle principali richieste, rivolta alle istituzioni preposte, quale quella di posticipare l’avvio dei saldi invernali ed estivi. Una decisione non più procrastinabile, a nostro giudizio, in un contesto sempre più complesso per il commercio tradizionale dove consideriamo altrettanto fondamentale riportare al centro trasparenza e concorrenza leale: prezzi e sconti devono essere chiari, verificabili e comparabili, soprattutto nel digitale. Il rischio è che i saldi perdano la loro funzione e si trasformino in un mero episodio di un periodo promozionale continuo, con effetti di confusione per i consumatori e difficoltà per le imprese che rispettano le regole».

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