BOLOGNA. L’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia per percentuale di stranieri sulla popolazione (12,9%, contro una media italiana di 9,2%), per la loro presenza tra i banchi di scuola (18,9%) e per stranieri-imprenditori: nel 2024 il 14,3% delle aziende è di proprietà di immigrati (Italia: 11,4%) con un aumento del 2% rispetto ai 12 mesi precedenti. Sempre nel 2024, per l’Istat, la ricchezza complessiva prodotta dagli occupati stranieri è stata il 12,2% del totale del valore aggiunto regionale (corrispondente a circa 21,5 miliardi di euro), in crescita rispetto agli anni precedenti. È questa la fotografia dell’immigrazione in Emilia-Romagna emersa oggi nel corso della commissione regionale Sanità e Welfare che ha fatto il bilancio dell’attuazione della legge regionale “Norme per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati” con dati sugli anni 2021-2025. Negli ultimi anni l’immigrazione in Regione si è stabilizzata o in alcuni momenti è anche calata. Un calo causato anche dall’aumento di immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza italiana: meno permessi di soggiorno dunque. Inoltre in 10 anni (2014-2024) il numero di bambini nati da stranieri è costantemente diminuito, tanto che è in corso un processo di invecchiamento anche della popolazione straniera. Tra il 2008 e il 2025 gli stranieri under 35 scendono dal 59,6% al 45,4% del totale, mentre quelli di almeno 50 anni passano dal 10% a quasi il 25%. Più dei due terzi dei minori stranieri residenti in regione è nata in Italia e la distribuzione sul territorio è più omogenea che in passato.
Dalla natalità alla scuola, dalla sanità al lavoro, in Emilia-Romagna le dinamiche tra stranieri e italiani sono sempre più simili: oltre il 50% degli alunni stranieri prosegue gli studi dopo la scuola dell’obbligo, il 94% delle famiglie fa vaccinare i propri figli, cresce il numero di occupati anche se la percentuale rispetto agli italiani resta più bassa (71% di occupati italiani, 63% gli stranieri), cresce inoltre il numero degli stranieri titolari o soci di aziende. Resta alta la percentuale di chi ha il diritto all’accesso agli alloggi Erp (22,4%). Tra le criticità, per quanto riguarda il lavoro, la corrispondenza tra competenze e impieghi degli stranieri è più bassa che per gli italiani, così come l’occupazione femminile fa segnare un -17% rispetto a quella delle donne italiane. Numeri che dividono. Secondo Elena Ugolini di Rete civica “occorre inoltre fare luce sul perché ci sia un numero così alto di stranieri disoccupati: bisogna sostenere quei progetti, come quello fatto molto bene da Unindustria Bologna, per far incontrare domanda e offerta di lavoro e sostenere le attività educative per i futuri lavoratori”. Bisogna pensare all’Emilia-Romagna “fra 20 anni fatta di anziani soli e giovani famiglie di immigrati che dovranno imparare non solo a convivere, ma a vivere bene insieme”, avverte la forzista Valentina Castaldini. Secondo Giancarlo Tagliaferri, Fdi, “questi numeri impongono una riflessione seria sulla sostenibilità complessiva del sistema territoriale. Non basta continuare a parlare genericamente di inclusione senza affrontare le conseguenze concrete sui servizi sanitari, sulle politiche abitative, sulla scuola, sul welfare locale e sulla sicurezza urbana”.
Per Tommaso Fiazza (Lega) “numeri alla mano non è corretto dire che grazie ai lavoratori stranieri si pagano le pensioni degli italiani: il tasso di disoccupazione tra gli stranieri, poi, è tre volte superiore rispetto a quello degli italiani. Nella relazione ci sono dati che preoccupano come il ritardo scolastico e l’alta presenza di stranieri tra i carcerati”. Tutt’altro giudizio nel centrosinistra. Per il capogruppo Pd Paolo Calvano “non c’è bisogno di buonisti né di cattivisti: serve, invece, guardare in faccia alla realtà che ci racconta che c’è un’incidenza maggiore di migranti nelle realtà economiche più forti, come è l’Emilia-Romagna. Il vento non si può fermare con le mani, ma il buon navigatore sa direzionare”.