BOLOGNA. Il macellaio sotto casa ormai è una rarità, soprattutto nei piccoli centri urbani. In dieci anni tra il 2014 e il 2025 quasi un terzo dei macellai ha chiuso i battenti in Emilia-Romagna: 449 attività cessate, quasi una su tre, per la tipologia di negozio più colpita dall’arretramento del commercio al dettaglio. Ci sono 301.000 cittadini in regione che vivono in Comuni dove la macelleria non c’è più.
Spariscono anche le edicole, che si sono praticamente dimezzate. A scattare la fotografia è Confesercenti Emilia-Romagna in occasione dell’assemblea elettiva dell’associazione: l’indagine conferma, peraltro, che il calo dei consumi si accompagna ad una crescita degli acquisti online, con oltre 80.000 pacchi consegnati nelle case degli emiliano-romagnoli. Tra il 2014 e il 2025, da Piacenza a Rimini sono scomparse 5.895 imprese di vicinato di base, al ritmo di oltre 1,4 chiusure nette al giorno. Complessivamente, le 21 attività analizzate passano da 52.504 punti vendita del 2014 a 46.609 del 2025: 266 comuni su 330 hanno visto sparire almeno una attività di base nel decennio. Nel comparto alimentare la situazione è particolarmente seria.
Stesso destino per i minimarket (-675 imprese, -14,8%), per i forni e la produzione di panetteria fresca (-268 imprese, -12,8%) e per le vendite specializzate di pane (-106 imprese, -17,9%): oggi quasi un milione di emiliano-romagnoli risiede in un comune senza panetteria. Pesante anche il calo di pescherie (-20,6%), ortofrutta (-10,0%) e negozi di latte e prodotti lattiero-caseari (-20,6%). In controtendenza, crescono solo i negozi di bevande (+24,6%). Nel comparto della moda l’andamento è quello di una profonda ridistribuzione. Cresce in modo deciso il commercio al dettaglio di confezioni per adulti (+848 imprese, +33,3%), ma a fronte di un crollo generalizzato di tutte le sottocategorie specialistiche.
Calzature e accessori segnano -40,2% delle imprese in 10 anni (-723 attività): le calzature sono insieme alle edicole l’attività con il maggior numero di Comuni ‘desertificati’: 50 in regione hanno perso questo servizio nel decennio. Il dato più drammatico, infatti, è delle edicole e rivendite di giornali e periodici: -816 imprese in dieci anni, -47,6%, quasi una su due. La rete regionale passa da 1.714 a 898 punti vendita. In ben 50 Comuni dove nel 2014 era presente almeno un giornalaio, oggi non ne resta nessuno. Pesante anche la situazione delle ferramenta (-445 imprese, -28,2%), dei negozi di elettronica di consumo ed elettrodomestici (-24,2%), anche per effetto del trasferimento delle vendite verso l’e-commerce, e delle tabaccherie (-505 imprese, -17,9%), pur trattandosi di una rete tradizionalmente ‘protetta’ dal regime di autorizzazione. In leggera flessione anche le librerie (-7,2%), mentre tengono distributori di carburante (+1,4%) ed empori (-2,5%). La desertificazione dei servizi è più contenuta ma presente. I bar, simbolo della socialità di provincia, perdono 1.820 esercizi in 10 anni (-11%), passando da 16.534 a 14.714. Una flessione che colpisce in modo trasversale tutte le province, dal -6,2% di Modena al -21% di Ferrara. I saloni di barbiere e parrucchiere registrano un calo più limitato (-158 imprese, -1,9%) e mantengono una buona diffusione territoriale. Del resto, certifica Confesercenti, l’economia regionale ristagna con una crescita che si attesta appena allo 0,5%. I redditi salgono, ma non tengono il passo dell’inflazione. Secondo l’indicatore Iter-red elaborato dalla Banca d’Italia, il reddito disponibile lordo è aumentato del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2024 (3% la media nazionale). Al netto della dinamica dei prezzi, l’indicatore ha registrato un incremento dell’1,3% (1% in Italia), valore più contenuto rispetto all’anno precedente.
L’Indagine sui consumi delle famiglie 2024 conferma il paradosso emiliano-romagnolo: livelli di spesa più alti della media nazionale, ma una perdita di potere d’acquisto reale superiore a quella italiana. La spesa media mensile 2024 ha raggiunto i 3.085 euro circa, oltre 330 euro in più rispetto alla media italiana. Si tratta tuttavia di una ripresa solo nominale, in termini reali (a prezzi costanti) i consumi restano molto al di sotto dei livelli del 2019. Tra il 2019 e il 2024 i consumi reali in Emilia-Romagna sono scesi dell’11,7%, contro il -9,4% del Nord-est e il -9,2% della media nazionale. La regione ‘tiene’ meglio in livelli assoluti, ma ha perso più potere d’acquisto reale rispetto all’Italia. Il fatturato del dettaglio tradizionale arretra mentre le famiglie tornano a spendere in termini nominali, segno che le risorse si stanno riallocando verso altri canali, a partire dall’e-commerce, e verso prodotti e servizi diversi. La pressione competitiva sul commercio fisico è confermata dalla crescita continua del commercio elettronico. Utilizzando dati Agcom, Confesercenti aveva stimato che in tutta Italia nel 2023 fossero circolati circa 906.000 pacchi generati dagli acquisti online, di cui 70.000 in Emilia-Romagna. Nel 2025 si stima che i pacchi circolanti siano arrivati ad oltre 1 milione a livello nazionale, di cui circa 80.000 in regione, con una crescita del 14% in due anni. Una dinamica che pesa direttamente sulla sostenibilità dei negozi di vicinato, in particolare nei comparti più esposti al canale online, dall’elettronica all’abbigliamento, dai libri agli articoli per la casa.