Oltre 70 insegnanti dell’Istituto “Garibaldi-Da Vinci”, che accorpa Agraria ed ex Geometri, bocciano senza se e senza ma la riforma degli istituti tecnici promossa dal ministro Valditara. Lo fanno con un documento in cui, pur apprezzando le proposte della dirigente scolastica per «garantire comunque una valida offerta formativa in questa fase di transizione», esprimono «preoccupazione per le modalità e i tempi di attuazione, evidenziando possibili ricadute negative sulla qualità della formazione e sulla nuova organizzazione».
I problemi segnalati
Al centro delle critiche c’è il decreto pubblicato il 9 marzo, che prevede l’entrata in vigore delle nuove disposizioni a partire dall’anno scolastico 2026-2027. Tanti i punti contestato. «La riduzione del monte orario complessivo da 33 a 32 ore settimanali nel primo anno e da 32 a 30 nel quinto – fanno notare i docenti –rischia di incidere in modo significativo sulla qualità dei profili in uscita, con ricadute particolarmente rilevanti nei percorsi tecnici a forte componente laboratoriale e operativa, quali quelli agrari e dell’area costruzioni. L’impostazione complessiva della riforma appare orientata a configurare gli istituti tecnici come percorsi a prevalente vocazione professionalizzante, riducendone la dimensione culturale e scientifica. La riforma viene introdotta in un contesto di evidente impreparazione organizzativa: la tardiva emanazione dei provvedimenti attuativi ha ostacolato la pianificazione degli organici e compromesso il regolare svolgimento delle operazioni di mobilità del personale. Le iscrizioni alle classi prime si sono svolte in presenza di un quadro diverso, mentre l’attuale quadro orario non è definitivo e sarà diverso di istituto in istituto, calpestando la possibilità di una scelta consapevole da parte delle famiglie. La flessibilità prevista, in assenza di riferimenti nazionali condivisi, rischia di produrre una disomogeneità dell’offerta formativa sul territorio, particolarmente critica per indirizzi tecnici legati alle specificità produttive locali: filiere agroalimentari, edilizia, gestione del territorio. Le modifiche introdotte incidono in modo rilevante sulla stabilità degli organici, con possibili effetti di frammentazione delle cattedre e discontinuità didattica. L’entità e la rapidità dei cambiamenti richiesti comportano un significativo sovraccarico progettuale e organizzativo per le istituzioni scolastiche, non accompagnato da tempi, risorse e supporti adeguati. La visione culturale sottesa alla riforma appare non pienamente coerente con la funzione della scuola, che deve formare cittadini consapevoli e tecnici qualificati, capaci di interpretare e governare la complessità del territorio e delle trasformazioni ambientali, e non esclusivamente rispondere a esigenze contingenti del mercato del lavoro con cui saranno comunque vocati ad un confronto, ma solo dopo una seria formazione curricolare.
Le richieste al ministro
Per tutti questi motivi i prof del “Garibadi-Da Vinci” manifestato il loro dissenso e chiedono al ministro Valditara di «disporre il differimento di almeno un anno dell’entrata in vigore del decreto, al fine di garantire il rispetto delle scelte già effettuate da studenti e famiglie; una progettazione curricolare adeguata, condivisa e sostenibile che sia frutto di una riflessione pedagogica complessa ed articolata; condizioni organizzative coerenti con la complessità delle innovazioni introdotte; sollecita l’apertura di un confronto reale, strutturato e partecipato con le comunità scolastiche e con le organizzazioni sindacali sugli aspetti ordinamentali, curricolari e organizzativi della riforma. Sollecitazioni messe nero su bianco e inoltrate agli uffici ministeriali.