Trevi dice no a Icop. Il consiglio di amministrazione di Trevi-Finanziaria Industriale ha approvato all’unanimità il comunicato dell’emittente relativo all’offerta pubblica di scambio promossa da Icop sulla totalità delle azioni della società cesenate, giudicandola «non conveniente per gli azionisti» e soprattutto non congrua rispetto al reale valore del gruppo.
La posizione del cda arriva al termine delle valutazioni effettuate anche sulla base delle fairness opinion di Mediobanca e Vitale. Secondo Trevi, il rapporto di scambio proposto da Icop non valorizzerebbe adeguatamente le prospettive industriali del gruppo, reduce da un significativo percorso di rilancio finanziario e industriale e che nel primo semestre 2026 ha registrato livelli record di portafoglio ordini e acquisizioni. Il piano industriale 2026-2029 prevede inoltre una crescita di ricavi, margini e generazione di cassa, insieme alla progressiva riduzione dell’indebitamento.
Tra le principali criticità sollevate da Trevi ci sono le sinergie prospettate da Icop, considerate in larga parte future, difficili da quantificare e soggette a elevata incertezza. A preoccupare il management è anche il fatto che il corrispettivo dell’operazione sia costituito interamente da azioni Icop e non preveda denaro: gli azionisti Trevi diventerebbero così soci dell’offerente, assumendone rischi e prospettive.
Il cda mette inoltre in guardia sulle possibili conseguenze dell’operazione per occupazione, sedi estere e futuro di Soilmec, uno degli asset strategici del gruppo.
A rendere ancora più complesso lo scenario c’è infine l’offerta concorrente di Webuild, annunciata a luglio e basata su un corrispettivo interamente in denaro di 4,50 euro per azione. Per Trevi, la contemporanea presenza delle due offerte rende al momento imprevedibile l’esito della partita.