Spese di rappresentanza, i consiglieri di minoranza depositano un esposto alla Corte dei Conti.
La sindaca Franca Foronchi rivendica la correttezza degli atti e attacca: «Ennesimo tentativo di strumentalizzazione politica».
Lo scontro tra forze d’opposizione e Amministrazione comunale prende le mosse dalla cena istituzionale svoltasi in occasione della visita della commissione e delegazione Aces arrivata in città, a giugno 2025, per valutare i requisiti della candidatura di Cattolica a Comune Europeo dello Sport 2027, titolo poi riconosciuto alla città.
I dubbi dell’opposizione
I consiglieri di minoranza chiariscono di non voler «contestare la cena istituzione», ricordando che le spese di rappresentanza «sono previste dalla legge e, quando sono sostenute per finalità istituzionali, hanno piena ragione di esistere».
Il loro appunto si riferisce al fatto che quella cena, nel rendiconto 2025, non sia presente sotto la voce “spese di rappresentanza” che risulta, quindi, pari a zero.
I consiglieri chiedono che questo aspetto venga chiarito e, allo scopo, hanno annunciato di aver «trasmesso tutta la documentazione alla Corte dei Conti e al Prefetto di Rimini affinché possano essere svolte le opportune verifiche.
I cittadini – concludono - hanno diritto a sapere come vengono spesi i soldi pubblici e hanno diritto a documenti contabili chiari, coerenti e trasparenti».
La replica della sindaca
La prima cittadina ricorda come la spesa della cena istituzionale fosse «espressamente e formalmente prevista nel disciplinare sottoscritto dal Comune per l’accoglimento della visita della commissione Aces».
Proprio il fatto che la cena fosse parte di un rapporto contrattualizzato più ampio e articolato, legato al regolamento di Aces per la possibile candidatura di Cattolica a Comune Europeo dello Sport 2027, ha portato il Comune ad inserire la spesa in maniera differente.
«Le cifre, come è evidente, sono state riportate in atti pubblici che chiunque ha potuto e può visionare – sottolinea la sindaca Foronchi -. La somma è stata regolarmente impegnata e liquidata seguendo, passo dopo passo le regole e le procedure imposte dalla contabilità pubblica. I roboanti richiami alla “trasparenza” e gli esposti sbandierati sembrano piuttosto il frutto di una profonda ignoranza delle norme amministrative o, più verosimilmente, di una palese mala fede politica volta solo a gettare fango».