Cattolica. Auto nel porto, il 45enne resta in carcere: “Potrebbe rifarlo di nuovo, versione dell’incidente con le infradito non credibile”

Ismail Picari rimane dietro le sbarre dei Casetti. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini, Andrea Falaschetti, a poche ore dall’udienza, ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per il 45enne albanese accusato di tentato femminicidio per aver gettato mercoledì scorso volontariamente nel porto di Cattolica l’auto sulla quale viaggiava con a bordo la moglie di 44 anni, nel tentativo di provocarne la morte. Accolta quindi la richiesta del pm Luca Bertuzzi. Per il giudice ci sono gravi indizi a carico dell’uomo, difeso dagli avvocati Giuliano Renzi e Alessandro Leardini, e, soprattutto, un concreto e attuale pericolo che possa commettere nuovamente reati della stessa indole. Decisivi anche il recente episodio di violenza nei confronti delle forze dell’ordine, avvenuto soltanto due giorni prima, per il quale era stato arrestato e poi rilasciato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, e il fatto che il nuovo episodio sia avvenuto mentre era già sottoposto all’obbligo di firma, rendendo ancora più difficile fare affidamento sul suo autocontrollo. A determinare questa valutazione è, innanzitutto, quello che il gip definisce un crescendo di aggressività verbale e fisica nei confronti della moglie. Il giudice quindi non ha ritenuto credibile la versione dell’uomo secondo il quale si sarebbe trattato di un incidente. «Non volevo uccidere mia moglie o farla finita. Mentre guidavo mi si sono incastrate le infradito sul pedale dell’acceleratore e, per questo motivo, ho perso il controllo dell'auto, finendo in mare» aveva ammesso Picari durante l’udienza di convalida.

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