BOLOGNA. I proprietari dei terreni non recintati che vorranno vietare l’ingresso ai cacciatori nelle loro proprietà potranno farlo e Animal Liberation li assisterà nell’iter burocratico. Lo conferma la presidente, Lilia Casali. “Questa possibilità è diventata concreta dopo la storica sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso congiunto dell’Associazione Animal Liberation e di una socia alla quale la Regione Emilia-Romagna aveva respinto la domanda di sottrarre il proprio terreno alla caccia, in contrasto con la legge nazionale e le norme europee sul rispetto dei diritti umani”, spiega Casali. “Animal Liberation si dedicherà a informare sull’iter da seguire e assistere i cittadini che vorranno le loro proprietà libere dalla caccia, anche formando una rete di territori di pace”, annuncia la presidente, che oggi ha incontrato la stampa a Bologna. “E’ opinione diffusa che l’unico modo per escludere un proprio terreno dalla caccia sia di recintarlo, ma in tanti casi questo non è possibile per gli alti costi che questo comporta soprattutto nelle grandi estensioni; invece la legge nazionale sulla caccia dice che tutte le richieste presentate alla Regione e motivate vanno accolte, purché resti adibita a caccia la percentuale complessiva di territorio regionale prevista dal Piano faunistico venatorio”, spiega l’associazione animalista. “Arbitrariamente e in violazione a quanto prescritto dalla legge nazionale, la Regione Emilia-Romagna per tanti anni ha respinto quasi tutte le richieste che riceveva in tal senso addirittura inventando un modulo che prevedeva una casistica di poche circostanze in base alla quale si poteva presentare la domanda: tutte le motivazioni etico morali venivano in tal modo escluse e di conseguenza le domande respinte”, denuncia Animal Liberation.
Una socia di Animal Liberation di Casola Valsenio in provincia di Ravenna, nel 2019 presentò domanda di esclusione dalla caccia dalla sua proprietà per motivi etici per tutto il periodo del Piano faunistico venatorio che stava entrando in vigore, si vide respingere la richiesta e iniziò una battaglia legale. “Pochi giorni fa il Consiglio di Stato ha pienamente accolto le nostre ragioni e con la sentenza 895 del 2026 pubblicata il 3 febbraio 2026 annulla la sentenza del Tar e impone alla Regione il rispetto integrale della legge. E’ una sentenza storica perché i suoi effetti non riguardano solo questo singolo caso, ma aprono la strada ad una più ampia tutela dei diritti dei proprietari con ripercussioni positive per gli animali selvatici e per l’ambiente, mettendo un chiaro e fermo stop a interpretazioni normative distorte da parte delle Regioni”, conclude Casali.