Allarme, mancano 357 medici di base in Romagna

BOLOGNA. I 1.444 medici di medicina generale mancanti in Emilia-Romagna allarmano il centrodestra. L’elenco degli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria nelle Ausl regionali pubblicato dalla Regione (Piacenza 127, Parma 151, Reggio 207, Modena 290, Bologna 164, Imola 38, Ferrara 110, Ravenna 122, Forlì-Cesena 140 e Rimini 95) riporta l’attenzione sulla carenza dei medici di famiglia: 357 nelle tre province romagnole. “La mancanza di medici sul territorio- affermano i consiglieri regionali Pietro Vignali e Valentina Castaldini- rischia di lasciare da soli i cittadini quando hanno bisogno di cura e di una presa in carico costante, soprattutto chi è anziano o più fragile”. In più “c’è un reale rischio per le aree montane, rurali e più disagiate, la mancanza di servizi fondamentali come la rete di assistenza territoriale rischia di aumentare lo spopolamento e la desertificazione”. I forzisti si augurano che la Giunta regionale “si attivi per garantire a tutti una reale assistenza sanitaria di prossimità, la riorganizzazione della sanità territoriale non può prescindere dall’assistenza primaria, che deve essere il più possibile capillare e non concentrata in poche strutture sul territorio”. Ma è anche Fratelli d’Italia a manifestare la propria preoccupazione, coi consiglieri regionali modenesi Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti.

“Siamo di fronte a un’emergenza ormai strutturale che la Regione non può più ignorare. In un solo anno siamo passati da 260 a 290 medici mancanti: un dato che certifica il fallimento delle politiche adottate finora e che rischia di lasciare scoperti interi territori, con cittadini costretti ad attendere sempre più a lungo per ricevere assistenza”, si legge in una nota Fdi. Modena, prosegue poi Pulitanò, “è oggi la provincia più colpita dell’Emilia-Romagna, con 290 posti vacanti su un totale regionale di oltre 1.400. Parliamo di numeri che incidono direttamente sulla qualità della vita delle persone, soprattutto nelle aree più fragili e nei comuni dell’Appennino, dove il medico di base rappresenta spesso l’unico presidio sanitario”.

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