Coltellate a ripetizione, la furia di pochi minuti in una notte animata certamente anche dall’alcol. Nell’estate cervese, quanto accaduto alle prime ore del 16 agosto scorso rischiava di diventare il secondo omicidio dopo quello che il mese precedente aveva macchiato le strade di Pinarella con la morte di Nicola Musiani. Non fu così in piazzale Napoli, a Milano Marittima, ma solo per merito di medici e infermieri del 118 che quella notte salvarono la vita di un 44enne di origine albanese residente a Savignano sul Rubicone. Indagini lampo da parte della polizia di Stato portarono al fermo di Yosri Ben Mansour, 39enne di origine tunisina, nei confronti del quale ora è stato notificato il decreto di giudizio immediato. Significa che gli elementi di prova raccolti sono stati ritenuti sufficienti dal giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek per mandarlo a processo davanti al tribunale collegiale, dove dovrà rispondere di tentato omicidio.
Ben Mansour si trova in carcere ormai da un paio di mesi. Lo hanno trovato gli agenti della questura dopo un paio di giorni di latitanza, quando le indagini condotte dalla Squadra mobile e coordinate dal sostituto procuratore Francesco Coco hanno portato a lui.
Era in Italia dal 2021 e aveva fatto richiesta di asilo. Ma il suo nome era noto più che altro per i precedenti di polizia, fra droga, reati contro la persona e immigrazione.
La notte del 16 agosto il 39enne era in compagnia della vittima, suo amico, e della ragazza che in quel momento stava frequentando. Si erano incontrati nei pressi di un pizza/kebab fino all’1.30 circa. Quanto accaduto a quell’ora tarda è frutto della ricostruzione fatta grazie alle testimonianze del pizzaiolo intervenuto per dividere i due uomini e a quella dello stesso 44enne, sentito in ospedale dagli inquirenti. Quest’ultimo - così ha riferito - si sarebbe assentato per acquistare da bere trovando al suo ritorno la coppia nel pieno di un’accesa lite. Vedendo il 39enne strattonare la ragazza sarebbe intervenuto per riportarlo alla calma. A quel punto il tunisino se la sarebbe presa con lui minacciandolo di morte. Inizialmente pensava a uno scherzo, al punto da invitarlo a provarci, provocatoriamente. Ma la frase avrebbe scatenato la reazione potenzialmente letale: Ben Mansour avrebbe estratto un coltello con lama di 15-20 centimetri (probabilmente a serramanico) andando a colpirlo in parti potenzialmente vitali, tra addome, torace, guancia sinistra e orecchio, procurandogli anche fratture costali sul fianco sinistro. Trenta i giorni iniziali di prognosi refertati dai medici del Bufalini, dove il 44enne fu operato d’urgenza.
Interrogato dopo il fermo, il tunisino aveva sostenuto di essersi difeso disarmando il rivale, a suo dire armato dello stesso coltello poi usato per sferrare i fendenti. Versione ritenuta dall’accusa e dal gip non credibile. Tanto che ora, assistito dall’avvocato Giovanna La Mela, dovrà affrontare il processo per tentato omicidio.