“Ho pure rischiato la vita per mia suocera…”: aggrappato all’auto con l’acqua alla gola, salvato dalla Guardia Costiera di Rimini

«Se non fossi riuscito a salvarmi sicuramente i miei amici non sarebbero venuti al mio funerale. Il motivo? Non avrebbero capito perché ho rischiato la vita per mettere in salvo mia suocera». Luigi Pederzoli, 65 anni, titolare della Driver pneumatici e assistenza di Faenza, scherza mentre si incammina verso il buffet al termine della cerimonia per il 158° compleanno del Corpo della Guardia costiera-Capitaneria di porto. Pederzoli al fresco del comando di via Destra del Porto non è stato un semplice convitato di pietra. Ha rappresentato, invece, la testimonianza dell’evoluzione del Corpo, il punto più alto della missione di chi indossa una divisa: salvare delle vite. Lui, infatti, se può scherzare sul luogo comune generi-suocere, lo deve ai militari della Capitaneria di porto di Rimini che la notte tra il 16 e 17 maggio scorso l’hanno messo in salvo dalle acque del Lamone, dove per 2 ore e mezza è rimasto immerso, aggrappato alla griglia della sua macchina «con l’acqua che mi arrivava alla gola», fino a quando non si è materializzato il gommone della Guardia costiera di Rimini con a bordo il sottocapo di 1ª classe Vito Antonio Calabrese e il secondo capo aiutante Daniele Paracolli.

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