«Ho lasciato tutto per un ristorante in Sudafrica e lo skate»

Se c’è una scelta Luca Pantani non rimpiange è quella di avere lasciato la Romagna e per trasferirsi a Cape Town, in Sudafrica, dove vive e lavora da ormai 10 anni gestendo una trattoria che ripropone i sapori della sua terra e dove da un paio di anni porta avanti il progetto benefico “Project Kasi”, che insegna skateboard ai bambini delle baraccopoli.

Inseguendo una passione

Nato a Cesena e cresciuto a Savignano, prima del Sudafrica Luca Pantani ha gestito per una decina di anni locali a Cesenatico, «L’ultimo è stato il “Cafè Live” in viale Carducci», racconta. È stata la passione per il surf e il kite surf a portalo per la prima vota a Cape Town: «Avevo sentito parlare di questo posto perfetto per il kite, e così nell’inverno del 2012 sono atterrato a Cape Town e dopo non volevo più tornare a casa. Ma avevo ancora il locale, e così alla fine sono dovuto rientrare. Ho passato i mesi successivi a sistemare le cose per poter ripartire a tempo indeterminato, l’anno seguente».

La trattoria

Uno dei primi appoggi lavorativi su cui poter contare veniva proprio dal luogo che stava lasciando: «Ero in contatto con due ragazzi di Cesenatico, Andrea Biondi e Simone Briganti, che avevano aperto una trattoria romagnola. Ho cominciato a lavorare per loro più che altro per imparare la lingua, ma il progetto mi piaceva, ne intravedevo il potenziale e alla fine sono entrato in società». Il ristorante si chiama “The Cousins”: è una trattoria romagnola, «una delle cucine più popolari di Cape Town». Al ristorante – spiega – «facciamo a mano, tutti i giorni, pasta fresca all’uovo».

Lo skate per salvarsi

“Project Kasi” nasce invece dall’incontro con quella che è poi diventata sua moglie: «Lei è psicologa e lavora per associazioni benefiche. Io ero alla ricerca di un modo per restituire un po’ del bene che la vita mi ha regalato. È stata lei a raccontarmi di questo ragazzo che in un parcheggio della baraccopoli chiamata Nyanja, a 15 chilometri da Cape Town, dava lezioni di skateboard ai ragazzini. Con due skate scassati ne aveva coinvolti una quindicina». Quel ragazzo era Theo Poswayo: «Theo è cresciuto in una di quelle baraccopoli. In quei posti l’infanzia è scandita da crimini e povertà, livelli igienici indecenti e in tanti casi genitori assenti o troppo impegnati a sopravvivere. Molti finiscono purtroppo per essere allevati all’interno delle gangs, dove gli unici insegnamenti sono mirati a creare piccoli criminali. Theo è riuscito a salvarsi dadelinquenza e droghe grazie allo skateboard».

Il progetto è cresciuto

A Pantani è bastato il primo incontro per innamorarsi del progetto: «Da quel giorno ho cominciato a dargli una mano. Tramite la mia rete raccoglievo risorse per l’associazione, per acquistare skate, protezioni, pagare istruttori. In poco tempo siamo cresciuti, ottenendo un bellissimo riscontro dalla comunità locale. Verso la fine dello scorso anno abbiamo costituito l’associazione anche formalmente, dandole una struttura e aprendo un conto corrente per raccogliere le donazioni». Nel frattempo, l’associazione si è trasferita nel cortile di una scuola in uno spazio più sicuro, e può contare anche su un piccolo skate-park.

Uno spazio per esprimersi

Alle lezioni partecipano bambini dai 4 ai 12 anni, che fanno tre allenamenti alla settimana: «Usiamo lo skateboard come strumento per dare ai nostri ragazzi uno scopo, un senso di disciplina, perché lo skate è fatto di manovre e ognuna richiede tempo e dedizione, e diamo a questi ragazzi uno spazio in cui esprimersi. La prima parte di ogni lezione infatti è di confronto, gli chiediamo come stanno, gli diamo l’opportunità di aprirsi e raccontarsi». Durante la pandemia, quando non si potevano fare le lezioni, “Project Kasi” si è occupato di sostenere le famiglie dei ragazzi, consegnando loro beni alimentari.

Di nuovo in Romagna

Luca Pantani in questi giorni si trova in Romagna e spiega di essere «tornato per due motivi: far conoscere mio figlio alla mia famiglia e far conoscere a tutti “Project Kasi”. Siamo in cerca di sostenitori». Chi volesse saperne di più può visitare il sito www.projectkasi.com/it/home-it/ o scrivere a info@projectkasi.com.

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