Herambiente: una gestione dei rifiuti sempre più sostenibile

Offrire soluzioni sostenibili e innovative nella gestione integrata dei rifiuti, rispondendo alle sfide del futuro di aziende e comunità, creando valore e nuove risorse. Questa è la mission di Herambiente, primo operatore nel settore ambiente in grado di trattare ogni anno 6,2 milioni di tonnellate di rifiuti. La controllata del Gruppo Hera dispone di un centinaio di impianti certificati e all’avanguardia, fra loro complementari, che costituiscono un sistema volto al massimo recupero della materia e alla riduzione dell’impatto ambientale e consentono di gestire qualsiasi tipologia di rifiuto: dal semplice imballaggio fino al trattamento dei più complessi rifiuti chimici. Per supportare in modo efficace le aziende nell’adozione di modelli imprenditoriali circolari, è stata creata Herambiente Servizi Industriali (HASI), in grado di offrire un’ampia gamma di soluzioni integrate e sostenibili di Global Waste Management per l’efficientamento, la riduzione delle risorse e il miglioramento delle performance ambientali. Ma poiché l’economia circolare è trasversale a ogni ambito, il Gruppo Hera da sempre persegue strategie industriali improntate alla sostenibilità in ogni filiera e, con le sue proposte multiservizio, consente alle imprese di raggiungere risultati sempre più sostenibili lungo tutto il processo industriale riducendo, al contempo, i costi di gestione.

Le nuove frontiere dell’economia circolare

Puntando su investimenti e innovazione il Gruppo dispone di dotazioni impiantistiche che consentono veramente di “chiudere il cerchio”, a cominciare dall’impianto di S. Agata Bolognese, il primo in Italia realizzato su scala industriale da una multiutility, che, a partire dalla frazione organica dei rifiuti, è capace di produrre ogni anno 7,8 milioni di metri cubi di biometano (combustibile rinnovabile al 100%) e circa 20 mila tonnellate di compost. Grazie a nuovi progetti in questo campo, l’obiettivo è arrivare a quadruplicare, entro il 2030, l’attuale quantitativo di biometano prodotto. Un risultato che potrà essere raggiunto anche grazie all’avvio nel 2023 del nuovo impianto di Spilamberto, nel modenese, attraverso la newCo Biorg, nata dalla partnership con la società Inalca del Gruppo Cremonini: dotato delle più avanzate tecnologie disponibili, produrrà biometano e compost dalla trasformazione di rifiuti organici e reflui agroalimentari.

Il Gruppo detiene un primato anche nel riciclo e rigenerazione della plastica attraverso la controllata Aliplast, che conta diversi stabilimenti in Italia e filiali all’estero e tratta ogni anno oltre 100 mila tonnellate di plastica, in grado di soddisfare le esigenze di settori dagli standard particolarmente elevati, come quello alimentare e cosmetico. Per estendere il raggio d’azione anche al settore delle plastiche rigide, grazie all’accordo con Nextchem del Gruppo Maire Tecnimont, verrà avviato entro il 2024 un nuovo impianto a Modena per la produzione di polimeri riciclati di alta qualità, favorendo così la sostenibilità di settori come l’informatica e l’elettronica di consumo, che finora utilizzavano prevalentemente plastiche vergini.

L’ultimo importante risultato in ordine temporale è relativo alla produzione di fibra di carbonio recuperata: si è da poco concluso l’iter autorizzativo ed è partita la costruzione a Imola del primo impianto in Europa per la produzione di fibra di carbonio recuperata, con avvio previsto a inizio 2024, in grado di rispondere, con le sue 140-160 tonnellate annue stimate di fibra di carbonio riciclata, alla domanda crescente di fibra vergine. Attraverso un processo innovativo, sarà possibile rigenerare la fibra di carbonio mantenendone inalterate le performance, in piena sintonia con i principi dell’economia circolare. Questa soluzione tecnologica comporterà numerosi vantaggi per i tanti settori che di questo materiale non possono fare a meno (automotive, aerospaziale, nautica, arredo, tessile ed eolico), oltre alla riduzione del 50% dell’impatto ambientale e un risparmio energetico del 90% rispetto alla produzione di fibre vergini, con un significativo abbattimento delle emissioni climalteranti.

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