“Hai il certificato medico?” Com’è dura tornare a fare sport per i ragazzi usciti dal Covid

Lo sport ai tempi del Covid, soprattutto a livello giovanile, ha di fronte a sé una strada piena di ostacoli. L’altissimo numero di positività di queste ultime settimane, provocato in particolare dalla diffusione della variante Omicron, ha infatti creato un piccolo esercito di ragazzi che, una volta guariti, prima di riprendere l’attività agonistica è dovuto passare da una nuova visita medica per riottenere l’idoneità sportiva. La malattia, come è ben noto, può lasciare degli strascichi, ed è quindi necessario ricevere una sorta di aggiornamento del certificato, denominato “return to play”, prima di rituffarsi con rinnovato entusiasmo nei campi di calcio, nelle palestre e nelle piscine.


I rallentamenti

Se da una parte questo controllo è doveroso, dall’altra ha però provocato degli inevitabili rallentamenti nell’attività delle società sportive, oltre a una spesa aggiuntiva non preventivata a inizio stagione. Sono infatti centinaia i ragazzi che si devono sottoporre alle visite, in particolare dai 12 anni in su – per gli Under 12, non essendo ancora in età di attività agonistica, è sufficiente il libretto verde compilato dai pediatri – con un conseguente accrescimento delle liste di attesa. Inoltre non tutti i genitori sono informati sulla procedura di reinserimento, provando a far riprendere l’attività sportiva dei propri figli subito dopo l’avvenuta guarigione dal virus. Per la visita si stima che bisogna attendere in media almeno un mese, sempre che si vada a pagamento da un medico privato, spendendo dai 40 ai 70 euro, mentre i tempi per un appuntamento all’Ausl si dilatano in modo ulteriore, superando come minimo i cinquanta giorni. È bene poi ricordare che i giovani, una volta “negativizzati”, devono lasciar trascorrere un po’ di tempo prima di poter sottoporsi alla visita: una settimana per i vaccinati con tre dosi, due settimane per gli altri.


«Costi da calmierare»

Come spiega il dirigente di Atletica Ravenna, Roberto Lolli, «è una situazione che sta mettendo in difficoltà il regolare svolgimento dell’attività della società, rallentando il reinserimento nei gruppi di tanti ragazzi guariti dal Covid, fermi in attesa della visita di idoneità. Noi ci appoggiamo a un medico, che però ha delle liste di attesa molto lunghe, mentre i tempi sono ancora più dilatati anche rivolgendosi ad altri professionisti, privati o pubblici. A nostro parere sarebbe opportuno calmierare i costi della visita, o quanto meno allungare il periodo di copertura del certificato, riportandolo a dodici mesi».


«Tante defezioni»

Nonostante il “return to play”, la durata del certificato scade infatti dopo un anno dalla data della visita di inizio stagione, con il costo aggiuntivo che in questo caso non viene ammortizzato. «Per rendere più breve il periodo di attesa alla ripresa dell’attività – sottolinea Giorgio Bottaro, dirigente di Porto Robur Costa 2030, Olimpia Teodora e Basket Ravenna – ci raccomandiamo con i genitori di programmare la visita di idoneità quando i ragazzi sono ancora in malattia. In questo modo si riesce ad anticipare di qualche giorno il ritorno in campo dei giovani atleti. In questo momento i campionati sono fermi, ma capita che le squadre non riescano a effettuare gli allenamenti a ranghi completi e la nostra speranza è che alla ripresa i gruppi si siano in gran parte riformati. È chiaro che le defezioni sono tante e che è necessario ancora una volta avere un po’ di pazienza in più».

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