Guerra: la macchina dell’accoglienza si muove a Cesena

Nella comunità ucraina cesenate, che da giorni sta lavorando incessantemente per raccogliere beni da mandare in Ucraina in aiuto alla popolazione rimasta lì, cresce la preoccupazione per la gestione dell’accoglienza. Quello che sanno è che se i primi arrivi sono stati assorbiti dalla rete amicale e affettiva su cui poteva contare chi fuggiva, presto non sarà più così. Gli arrivi aumenteranno e non tutti arriveranno potendosi appoggiare a qualcuno disposto o in grado di ospitarli. Sta inoltre crescendo la consapevolezza che non sarà una parentesi breve e quindi si avverte la necessità di trovare sistemazioni più stabili.

In rete con il Comune

Per quel che riguarda l’accoglienza, i cittadini ucraini sanno di poter contare sull’amministrazione cesenate, che tramite Asp sta svolgendo il ruolo di “regista” di questi primi arrivi e attende regole nuove che definiscano le modalità con cui gestire un flusso migratorio che si preannuncia come uno dei più consistenti dal secondo dopoguerra. È un lavoro fatto in rete , che può contare sulle associazioni e in cui si inseriscono anche i volontari del gruppo che fa riferimento alla parrocchia di Sant’Anna. Lo stesso che sta organizzando la raccolta di alimenti, abiti e medicinali al negozio “Smak” di via Mura Barriera Ponente. «Ci siamo divisi i compiti», spiegano gli ucraini cesenati. «Ognuno fa quel che può in base alla sua disponibilità di tempo. Io ho due bimbe – racconta Julia – e quindi non posso stare fuori casa troppe ore, ma posso lavorare da lì, gestire contatti e telefonate». Insieme a un’altra donna che ha il suo stesso nome, hanno messo a disposizione i loro recapiti telefonici e fanno da raccordo con il Comune: Julia e Julia rispondono ai numeri 389-9575250 e 392-8264700.

Chi ha casa e chi la cerca

«Raccogliamo sia disponibilità da chi ha una casa o uno spazio che potrebbe mettere a disposizione, sia le segnalazioni di ucraini che cercano una sistemazione. A tutti – precisa Julia – spieghiamo che facciamo tutto in modo legale, indichiamo il percorso da seguire, come mettersi in contatto con il Comune».

Julia e Julia aiutano il Comune a censire le persone che hanno bisogno di una sistemazione, raccogliendo i loro dati: «In questo momento ne stiamo aiutando 4, ma ho già ricevuto chiamate da almeno 20 persone che ci hanno detto che stanno arrivando. Qualche giorno fa, ci ha contattato una signora, riferendoci che i suoi parenti arrivavano a Padova non sapevano come proseguire da lì, e allora abbiamo organizzato un mezzo per andarli a prendere. Quando serve, diamo contatti che abbiamo nelle altre città. Quando c’è un emergenza, qualcuno che ha bisogno per una notte, ci attiviamo per trovare una sistemazione. Insomma, facciamo il possibile per aiutare».

Soluzioni “temporanee”

È prevalentemente un lavoro di raccordo il loro, ma anche di accompagnamento e supporto. «Molti sono partiti senza niente, senza soldi, senza documenti. Chiedono un aiuto, ma non vorrebbero fare domanda per ottenere lo status di rifugiati. Non vogliono soldi, vogliono solo un appoggio, perché sono convinti, e soprattutto sperano, che si tratti di una soluzione temporanea, di poter tornare presto nelle loro case. Altri hanno bisogno di situazioni più stabili, perché magari hanno trovato appoggio da qualche amico o parente, che però ha una casa piccole, e con loro ci sono anche i bambini».

Aiutare tutti

«Io vorrei aiutare tutti – aggiunge Julia – I miei genitori non riescono a venire in Italia, non vogliono lasciare il loro Paese e il mio nonno è invalido e non può viaggiare. Abitano in una zona più tranquilla, anche se nella parte centrale dell’Ucraina, e anche loro, come noi qua, stanno accogliendo le persone che scappano dalle città sotto assedio. È una situazione difficile, viviamo tutti non sapendo cosa succederà la prossima ora».

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