Guerra in Ucraina, albergatore di Savignano ospita i profughi in Polonia VIDEO

Si respira l’aria solidale della Romagna attorno al gesto di un immigrato che ora ha deciso di aiutare gli ucraini dalla Polonia. Un cinquantenne nato a Perugia, ma trapiantato per tanti anni tra Cesenatico e Savignano, ha gettato il cuore in Ucraina, portando in salvo donne e bambini.
Marco Cocchieri si sta facendo in quattro per aiutare chi fugge dalla guerra.

A Cesenatico ha gestito un albergo e ha abitato tanti anni a Savignano. In quest’ultima città vive tuttora la figlia, che ha 25 anni, mentre la mamma, che ne ha 75, risiede a Gambettola. Marco guida nell’oblast di Kaliningrad, in Polonia, l’albergo “Vivaldi”, oltre a un ristorante e una pizzeria che fanno menù italiani. Si trovane nella zona settentrionale dell’antica regione tedesca della Prussia orientale, vicino al mar Baltico. Due settimane fa, mentre era in viaggio in Polonia, l’imprenditore si è imbattuto per caso nell’enorme caos dei profughi. Ha visto piangere persone disperate e ha deciso di portarne 33 nel suo albergo. In futuro potrebbero diventare anche 55.

Racconta: «Quando nei giorni scorsi mi sono trovato in mezzo a un mare di profughi e ho visto le lacrime sui visi di donne e bambini, ho deciso di mettere a loro disposizione tutto quello che ho. Con l’aiuto di amici, ho trovato una corriera e ne tolti 33 da un centro di smistamento, che pareva un campo di punizione, portandoli nel mio albergo. Quello era il massimo che poteva contenere. Ho fermato le nuove prenotazioni e anzi, appena i miei clienti attuali se ne saranno andati, andrò a prendere altri profughi. Ora dormono nel mio albergo e si sfamano nel mio ristorante. Nessuno mi dà qualcosa, ma il mio cuore mi imponeva di farlo. La popolazione polacca sta facendo tanto. Ha accolto un milione di profughi e si dice che potrebbero diventare tre. Questo è quello che fanno dal basso». «Ho visto scene che spaccano il cuore. Non è possibile vedere donne e uomini piangere perché hanno perso tutto e i loro cari muoiono sotto le bombe. Quanto ho fatto di persona l’ho fatto circolare sui social, perché spero che altri seguano il mio esempio. Certo che sono preoccupato per il futuro: anche come albergatore non so quanto potrò reggere, ma intanto mi rincuora di aver riportato il sorriso a dei bambini e delle mamme. Non ci sono uomini, perché non possono uscire dall’Ucraina, e quando sono stato alla frontiera ho raccolto donne anche con sei bambini appresso, non solo propri ma qualcuno che hanno protetto perché magari non aveva nessuno».

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