Guerra, il neutralismo divide le coscienze dei riccionesi

L’inizio della Grande Guerra ci costringe a tralasciare per qualche attimo la cronaca riccionese per volgere l’attenzione sulla cronaca nazionale tutta imperniata sulle argomentazioni vincolate al conflitto. In questa esplorazione – lo diciamo per correttezza di indagine – abbiamo privilegiato le tesi del Partito socialista italiano affidate alle colonne dell’Avanti!. Una scelta, questa, che riteniamo necessaria per comprendere lo stato d’animo dei riccionesi, data la loro quasi unanime adesione a quel raggruppamento politico.

Allo scoppio delle ostilità l’Italia riesce a starsene fuori e il PSI, che apprezza la decisione, dà la sua totale adesione alla neutralità. Dopo l’invasione tedesca del Belgio, nazione non belligerante, iniziano a far sentire la loro voce a sostegno dell’Intesa (Francia, Inghilterra e Russia) e contro gli Imperi centrali (Austria e Germania) i nazionalisti e a questi si aggiungono molte personalità democratiche e di Sinistra come Leonida Bissolati (1857-1920), Gaetano Salvemini (1873-1957), Ivanoe Bonomi (1873-1951), Cesare Battisti (1875-1916) e Pietro Nenni (1891-1980) che ravvisano nella guerra non solo la conclusione del Risorgimento, ma anche la premessa per la riedificazione di un’Europa di libere nazioni. E, come era prevedibile, tra interventisti e neutralisti scoppia la bagarre.

Man mano che la conflagrazione va avanti con il suo carico di lutti e di privazioni sociali ed economiche all’interno del PSI si apre un acceso dibattito tra le correnti. Il 22 settembre 1914 la direzione del partito lancia l’ennesimo appello per la pace sottoscritto da Camillo Prampolini (1859-1930), Filippo Turati (1857-1932) e Benito Mussolini (1883-1945). Quest’ultimo dopo qualche settimana cambia rotta e il 18 ottobre, in un lungo articolo su l’Avanti! titolato «Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante», dichiara inattuale e reazionario il programma di neutralità avanzando l’ipotesi della guerra come occasione per scardinare lo stato borghese. Il 20 ottobre questa linea di pensiero è respinta dal vertice del PSI. Mussolini abbandona la direzione dell’Avanti! e per sostenere le sue tesi interventiste il 15 novembre dà vita a un nuovo foglio: Il Popolo d’Italia. Pochi giorni dopo è espulso dal partito. Con Mussolini anche parte dell’estrema Sinistra – sindacalisti, soreliani, anarchici – si sposta dalle posizioni neutraliste a quelle interventiste considerando il conflitto alla stregua di un fatto rivoluzionario, capace di far saltare «il putridume della vecchia classe dirigente». Con l’uscita di Mussolini dall’Avanti!, il giornale – diretto da Giacinto Menotti Serrati (1876-1926) – riprende la battaglia contro l’“inutile strage”.

Le polemiche sulla condotta da tenere nei confronti della lotta armata si ripercuotono sulla piccola, ma indocile Sezione socialista di Riccione, ligia ai precetti del neutralismo. Discussioni animose che creano nervosismo e tensione tra i militanti. Felice Pullè (1866-1962) e alcuni “compagni” vicini alle sue posizioni interventiste – pochi, stando alle cronache dei giornali locali – entrano in attrito con la direzione e decidono di rompere con il partito.

Nella primavera del 1915 la Sezione socialista di Riccione, per superare le diatribe politiche impantanate sulla guerra e nello stesso tempo per recuperare vitalità e compattezza, promuove una manifestazione, forse la più partecipata in assoluto che mai si sia verificata in paese. Lo spunto per organizzarla è la commemorazione di Andrea Costa (1851-1910), il più illustre e significativo esponente del movimento operaio italiano, a cinque anni dalla scomparsa.

Il resoconto di questo convegno ci è testimoniato da La lotta di classe del primo maggio 1915. «La giornata – riferisce un anonimo cronista riccionese sul periodico dei socialisti della Provincia di Forlì senza fornirci la data – è stata splendida e il concorso di popolo fu superiore ad ogni previsione e non si ebbe a lamentare il men che minimo incidente». «Verso le ore 14 – prosegue la narrazione dell’evento – la fanfara locale, allestita in breve tempo e diretta dall’amico Dino Gualdi di Rimini, intona l’Inno dei lavoratori e la gente si accalca sulla piazza del paese, mentre giungono innumerevoli carrozze, biciclette, bandiere da ogni parte, nonché i bravi compagni di Cattolica con altra fanfara – che tanto ha contribuito alla riuscita della manifestazione – e con un cartellone alto, su cui era scritto d’ambo le facciate a caratteri grandi: ABBASSO LA GUERRA! Alle ore 16 il corteo, ordinato e composto di circa quattromila persone, si incammina attraverso il paese e passando per la località ’Abissinia’ si reca alla splendida e vastissima sala del Grand Hotel Des Bains gentilmente concessa dall’egregio sig. Arturo Ticozzi. Quivi il compagno Francesco Ciccotti (1880-1937), venuto espressamente da Roma, ha tenuto una conferenza veramente degna di Andrea Costa. La Fanfara di Cattolica, quindi intonò l’Inno della Internazionale guidando il corteo che ritornò in piazza, dove si scoprì la lapide, sotto la quale il Ciccotti disse ancora poche ed indovinate parole d’occasione. L’opera d’arte del giovane concittadino Guerrino Giorgetti è stata assai favorevolmente giudicata dai numerosi astanti».

Con la solenne cerimonia evocativa dell’«Apostolo del proletariato» e il risvolto antimilitarista impresso alla ricorrenza, lo spirito di corpo dei socialisti riccionesi si ricompatta e sulla spinta del ritrovato entusiasmo una rappresentanza di militanti del “Sol dell’avvenire”, sostenuta da una nutrita delegazione di donne e bambini, partecipa al grandioso convegno neutralista riminese del 19 maggio 1915. In questa circostanza, dopo il comizio tenuto da Biagio Pedrizzi segretario della Camera del lavoro, i pacifisti riccionesi – che risulteranno il gruppo più numeroso tra le borgate intervenute – percorrerà le strade della città «vociando contro la guerra» (cfr. Il Giornale del Popolo, 29 maggio 1915).

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