Le dimissioni dei ministri di Italia Viva e l’uscita del partito di Matteo Renzi dal Governo apre a scenari del tutto nuovi. Sarà crisi di governo, si troverà un’altra maggioranza con un Conte Ter, si andrà al voto? Non è ancora chiaro. Tutto è in divenire. Tutto procede in tempo reale. E a Faenza cosa succede? Ci saranno riflessi sulla maggioranza e sulla giunta? Italia Viva in città ha superato alle ultime elezioni il 4% e partecipa al governo del sindaco Massimo Isola con un assessore (Rossella Fabbri al turismo, nominata esternamente) e un consigliere Alessio Grillini che è anche il coordinatore locale del partito.

Ed è proprio Grillini che fa il punto: «A Faenza – dice – prima ancora di un patto tra partiti c’è un’intesa tra persone, una fiducia reciproca che non credo possa subire conseguenze per ciò che avviene a Roma».

Però la presenza di Italia Viva nella coalizione di maggioranza ha fatto molto discutere in campagna elettorale e anche se alla fine si è trovato un accordo, questo nuovo scenario potrebbe indebolirlo

«Non credo. A livello locale c’è stima e condivisione sul programma elettorale. Qui ci sono dinamiche al di fuori da ciò che avviene ai piani alti. Fra l’altro siamo appena partiti, sarebbe un peccato staccare la spina per questioni che non riguardano il territorio. Anche il nostro assessore sta facendo un ottimo lavoro perché il patto è basato sull’impegno e sulla credibilità delle persone sul campo. Non c’è nessun motivo per tirarci indietro, le idee di Isola sono anche le nostre».

D’accordo ma se si fa parte di un partito ci possono essere direttive calate dall’alto a cui occorre adeguarsi

«Innanzi tutto bisognerà vedere cosa succede, credo che sia prematuro tirare conclusioni ora».

Quindi condivide l’azione di Renzi?

«Credo che molti non abbiano capito ciò che Renzi ha fatto».

Ce lo spieghi allora

«Ha ricondotto alla realtà la politica: ormai si andava avanti solo a click, tweet, mail e Dpcm buttati lì. La politica è un’altra cosa. Assolutamente Renzi non vuole mettere in pericolo l’Italia e non è un discorso di poltrone, ma una battaglia politica profonda. Un freno a questo sistema bisognava metterlo e se occorreva passare per le dimissioni, è stato giusto dimettersi. I Dpcm stanno mandando in panico la gente, la realtà è questa. Una buona parte del paese le trova contraddittorie. La pandemia va contrastata ma c’è modo e modo”.

Colpa di Conte quindi?

«Lui non è il male assoluto, solo che non può continuare così: il suo è diventato un metodo. Per esempio: crea una task force di scienziati e quello che dicono loro va sempre bene. Non è affatto così, non decidono gli scienziati e non ci si ripara dietro ad essi».

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