Green pass per andare in hotel. Le Aia: “Giusto, più sicurezza”

Entrerà in vigore da lunedì 6 dicembre a sabato 15 gennaio il cosiddetto super green pass, il nuovo pacchetto di divieti destinato esclusivamente alle persone non vaccinate valido già in zona bianca. E l’obbligo del green pass “base” si allarga anche a chi soggiorna negli alberghi. Attualmente, infatti, gli ospiti di qualsiasi struttura ricettiva avevano la possibilità di accedere ai servizi di ristorazione offerti esclusivamente alla clientela senza mostrarlo.

Tutte le regole

Fra meno di due settimane, le persone non vaccinate non potranno più frequentare le attività sociali, culturali e ricreative: non sarà loro consentito entrare nei bar e nei ristoranti al chiuso, nei cinema, nei musei e nei teatri, nelle palestre e negli impianti sportivi (dai palazzetti agli stadi, agli impianti sciistici), nelle discoteche e nelle sale gioco. Inoltre, il green pass “base” verrà richiesto anche in hotel e per viaggiare su qualsiasi mezzo di trasporto pubblico. Non si modifica, invece, la durata della validità dei tamponi rapidi e molecolari, che in un primo momento di ipotizzava di accorciare di 24 ore. Nel caso di passaggio alla zona gialla o arancione, infine, le attività per cui fino a questo momento erano previsti limiti e restrizioni potranno rimanere aperte.

«Rischio abusivi e concorrenza»

«Nonostante non creda che questa sia la soluzione, ci auguriamo che tutto quello che può contribuire a tranquillizzare ulteriormente i nostri ospiti e a ispirare loro ancora più fiducia possa creare anche maggior movimento – commenta Patrizia Rinaldis, presidente dell’Associazione albergatori di Rimini –. Perché il turismo non si può permettere di soffrire ancora». E «speriamo che, a fronte di tutto quello che abbiamo fatto e stiamo continuando a fare per dimostrare che gli alberghi sono luoghi sicuri, non prevalga la paura – aggiunge –. E’ assolutamente inutile continuare a creare allarmismo fra le persone. Bisogna dare loro delle risposte». Sicuramente, «le perplessità non mancano – continua –. Non si corre il rischio di favorire l’abusivismo? O di favorire i viaggi verso altri Paesi che hanno scelto di non adottare questo genere di normative? Non è possibile depenalizzare per l’ennesima volta un comparto che è già in crisi». Piuttosto, «il Capodanno e altri appuntamenti sono alle porte – sollecita –. Non si può aspettare di arrivare a ridosso delle festività per stabilire delle regole sicure e farci avere tutte le informazioni necessarie».

«Cerchio che si chiude»

«E’ la chiusura giusta di un cerchio che comincia con il normale controllo dei documenti di identità degli ospiti ed è proseguito prima con l’adozione di tutti i protocolli di sicurezza e dei presidi necessari (mascherine, distanziamento, ecc.) e successivamente con l’obbligatorietà del green pass per i dipendenti – osserva Luca Cevoli, direttore di Federalbeghi Riccione –. Una regolamentazione per rassicurare e tutelare tutti, gli ospiti e i lavoratori. Un passaggio conclusivo doveroso». Ma anche e soprattutto «uno sblocco per la leggera frenata delle prenotazioni in vista delle vacanze di Natale – prosegue –. Questa novità non scoraggerà i turisti».

«Definire le responsabilità»

«Di chi è la responsabilità se i dati sensibili indicati sono falsi – si domanda Alessandro Giorgetti, presidente dell’Uera-Unione albergatori dell’Emilia-Romagna –? Siamo per il massimo rigore possibile, quindi non contrari. Se è una misura a tempo e che può essere di aiuto al Paese, ben venga e sopporteremo anche questa. Però è un altro peso caricato sulle spalle delle attività alberghiere». Inoltre, «dovremmo cercare di affrontare il problema della pandemia in maniera sistemica e secondo una strategia che non sia esclusivamente di contenimento, perché sta diventando ciclico – continua –. E di non radicalizzarlo, anche nel confronto con i no vax. Altrimenti non ne verremo mai fuori». Luca Balduzzi

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